Gamberale: Abruzzo e Molise, fratelli diversi

La scrittrice alla Grande ’Ndocciata di Agnone: «Amo la vostra regione: Lidia, protagonista di 3 miei romanzi, è di Pescara
AGNONE. Alla scrittrice Chiara Gamberale, molisana da parte di padre, l’onore «e la responsabilità» di aprire ufficialmente la Grande ’Ndocciata di Agnone, il rito del fuoco più imponente conosciuto al mondo, festa della luce e del calore insostituibili perché la terra possa tornare a nascere. Per la magica notte agnonese del 9 dicembre – si replica con la tradizionale ’Ndocciata di Natale il 24 dicembre dalle 18 – l’autrice romana ha scritto un discorso, sentito contributo al “grembo paterno” con l’emozione di condividere il sogno di vedere Agnone, l’Atene del Sannio, Capitale della Cultura nel 2026. Abbiamo incontrato la scrittrice al culmine della spettacolare sfilata notturna lungo il corso cittadino, circondata dall’affetto della famiglia di Michele Di Rienzo, grande amico di suo papà Vito Gamberale.
Chiara, tra i mille fuochi rituali che accendono i giorni più corti dell’anno, l’imponente ’Ndocciata di Agnone riconosciuta Patrimonio d’Italia per la Tradizione, regala suggestioni uniche.
Dopo i tre anni di buio in cui siamo caduti tutti, paradossalmente ci siamo tenuti forti, un sentimento condiviso, abbiamo avvertito solo dopo l’urto di tutto quello che è successo. Non partecipavo alla ’Ndocciata da troppi anni e questa sera devo dire che questa luce, la potenza di questo fuoco che ti arriva dentro ricorda qualcosa che ha a che fare con la natura umana, la capacità di ricominciarci ogni volta.
Come vede la candidatura di Agnone a capitale italiana della cultura?
Ce la possiamo fare, sono una tifosa spassionata e per questo sono qui. Capitale della cultura Agnone lo è perfino senza rendersene conto, questo è un meridione uguale solo a se stesso. Credo che una regione così schiva, così vocata ai sentimenti profondi più che agli sbandieramenti facili, possa diventare un simbolo per l’Italia in un momento in cui domina la logica dei social, del tutto e subito. Penso che Agnone con le sue tradizioni, i suoi sentimenti profondi, con la sua storia e la sua gente silenziosa plasmata dall’asperità della montagna, possa ricordare tutto ciò che dà un senso al nostro essere umani.
Un patrimonio tutto da scoprire quello di Agnone e dell'Alto Molise, eccellenze non urlate, storie di famiglia, fierezza, forza di volontà e difesa dei valori umani. Un racconto corale coinvolgente che può diventare esempio per il futuro?
Certamente sì, questo è parte di è ciò che di segreto succede ad Agnone nelle case, nelle chiese, nelle cucine: anima e identità, una coordinata emotiva oltre che geografica. Sono convinta che Agnone può ricordare all’intero Paese la necessità di rimanere ancorati a questi valori. Il Molise è un mistero. A Roma, dove sono nata e cresciuta, c’è chi fa della facile ironia: “il Molise esiste?” chiedono perché proprio per la sua ritrosia a ogni forma di vanità, questa regione non si è mai sbracciata per farsi notare. Eppure chi arriva qui è destinato a rimanere stregato, innamorato. Io anche oggi ho invitato alcuni miei amici da Roma e li ho scoperti attoniti, immediatamente e intimamente conquistati.
Il Molise è la sua isola di Arturo un po' come Procida dove ha costruito il festival letterario “Procida racconta” giunto alle settima edizione. Quanto conta nella sua scrittura il “grembo paterno”, anche titolo di un suo romanzo dedicato proprio a queste terre. E a quali progetti pensa di dare vita ?
Conta moltissimo, la mia è una scrittura non retorica che vuole però sempre indagare la ragione profonda del perché un uomo e una donna si comportano in un certo modo. Il Molise è una regione particolare, audace e ostinata, non invita alla competizione col prossimo ma solo con se stesso ed è anche troppo, a volte. Detto questo, ho accolto con entusiasmo l’invito da parte del sindaco Daniele Saia, un vero sognatore concreto, a costruire un festival letterario qui ad Agnone e ci sto già lavorando.
Storicamente Abruzzo e Molise erano uniti come Abruzzi, come la vede?
Da bambina ne soffrivo perché nel mio sussidiario le due regioni erano unite, come la Basilicata con la Puglia. Il riconoscimento di Agnone servirebbe anche per sottolineare questa identità singolare. Penso che Abruzzo e Molise siano regioni sorelle, ma penso anche sia importante coltivare la propria identità nella sorellanza. Ad ogni modo l’Abruzzo mi è talmente caro che il mio alter ego letterario Lidia Frezzani, protagonista di ben tre miei romanzi, è di Pescara. Volevo darle il mio carattere ma non volevo farla molisana per distinguerla da me.