Gandini, lo scultore che con l’arte ridà vita ai tronchi

TERAMO. A Roma è una piccola celebrità. È lo scultore dei tronchi morti, il giovane artista che ridà vita e bellezza con lo scalpello ai resti malinconici dei tanti alberi segati della capitale,...
TERAMO. A Roma è una piccola celebrità. È lo scultore dei tronchi morti, il giovane artista che ridà vita e bellezza con lo scalpello ai resti malinconici dei tanti alberi segati della capitale, ritraendovi volti, maschere, folletti, simboli della romanità classica. Andrea Gandini, vent’anni, diploma di maturità artistica, vive da sempre a Roma con la famiglia, ma è nato a Teramo. E teramano è il ramo familiare materno. Di Andrea e della sua arte di strada si sono occupati i media romani e critici di Street Art.
La sua pagina Facebook è seguita da 15mila persone. Ha partecipato a diverse mostre: la più recente “Mosaic”, nella galleria romana Seedo, dedicata all’arte urbana. Il 13 dicembre 2015 un sua performance è stata seguita in diretta dalla Domenica Sportiva su Rai2. “Troncomorto” è una vera e propria serie, che trasforma elementi di degrado in pezzi di arte urbana. Ormai la gente riconosce i suoi interventi e riconosce Andrea per strada, quando siede per terra sul suo tappetino e tira fuori con scalpello e mazzuolo fantasiosi personaggi dai ceppi. All’inizio il ragazzo scolpiva nel suo garage, poi un giorno, rimasto senza materia prima, ha avuto l’idea di scolpire i tronchi recisi. E ora arrivano committenze dai privati e inviti a performance di Garden Art. Come a Colle Val d’Elsa, dove Andrea Gandini ha scolpito un tronco alto 5 metri, o a Grottaferrata, dove il giovane artista ha dato sembianze antropomorfe ai resti di due cedri secolari a Villa Grazioli.
Andrea, che a settembre terrà una personale al Seedo, ha respirato arte e cultura in famiglia. Il padre Roberto è regista per Teatri di Roma; la mamma, la teramana Jole Bocca, è stata ballerina solista nel Balletto di Roma; la nonna materna Renata Ronchi studia gli artisti teramani di Otto-Novecento e ha pubblicato un libro sullo scultore Luigi Cavacchioli. Il giovane Gandini lavora anche su altre materie – argilla, metallo, tela, gesso – ma la passione per il legno è venuta fuori quasi per caso: «Mio padre aveva acquistato al mercato delle sgorbie, un tipo di scalpello per il legno, e io le ho usate. Non ho iniziato subito a lavorare in strada, prima scolpivo pezzi di legno che prendevo dai potatori».
Da allora Andrea ha lasciato il segno in molti quartieri: «Monteverde, Testaccio, Trastevere, Ostiense, Garbatella, mi sono concentrato molto sulla zona centro sud di Roma. Ho scolpito più di 50 tronchi». Le opere più impegnative possono richiedere anche due settimane di lavoro. Le più “semplici” un solo giorno. Tutte richiamano la curiosità dei passanti: «Si creano capannelli di persone più o meno grandi. Mi raccontano tante cose e mi chiedono informazioni su quello che faccio. L’idea di base è far uscire un personaggio di qualsiasi tipo dal tronco, così il passante può ricondurre l’individualità del tronco a un volto. Penso che questa cosa crei molta empatia». C’è però chi non apprezza. «I vigili urbani mi hanno fermato quattro volte. Mai multe però».
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