“Genius”, editori e scrittori nell’America degli anni Venti

BERLINO. Alla fine non si corre in libreria. “Genius” non ti mette su questa gran voglia di leggere le opere di Thomas Wolfe. Anche se loro, gli attori di un cast attesissimo al Festival di Berlino,...
BERLINO. Alla fine non si corre in libreria. “Genius” non ti mette su questa gran voglia di leggere le opere di Thomas Wolfe. Anche se loro, gli attori di un cast attesissimo al Festival di Berlino, hanno affermato il contrario: «Mi sono innamorato dei romanzi di Fitzgerald», ha detto Colin Firth, che ha riletto Hemingway e scoperto l'autore del “Grande Gatsby” proprio su questo set. «Thomas Wolfe e Max Perkins – insomma – sono il punto di partenza ideale, per riscoprire questa meravigliosa letteratura». E in effetti il periodo è elettrizzante, gli anni '20, e il fascino degli autori di cui si racconta indiscutibile. Ambientato nel 1929 a New York, il film di Michael Grandage, presentato ieri al concorso della Berlinale, è tratto da una storia vera e dalla biografia “Max Perkins: Editor of Genius” di Andrew Scott Berg: il rapporto intenso di lavoro, di amicizia e infine lo scontro, fra uno scrittore e il curatore editoriale che lo scopre e lo lancia verso il successo. Il primo è appunto Thomas Wolfe, autore di romanzi come “Angelo, guarda il passato” e “il Fiume e il tempo”: uno Jude Law parso a tratti troppo carico nel ruolo dell'artista genio, narciso e spietato. Accompagnato da un'amante bella e delusa, Alina, Nicole Kidman.
Il secondo è Max Perkins, il curatore editoriale della Scribner's che ebbe il merito di far leggere al mondo Hemingway e Fitzgerald: lui è Colin Firth, come sempre abbottonato nel suo abito grigio. Stavolta ha il vezzo un po’ forzato di non levarsi il cappello manco a casa, e il talento di cogliere la forza della prosa dei suoi scrittori. «Faccio sempre quello in giacca e cravatta», ha detto Firth in conferenza stampa. «Trovo la repressione avvincente. È lì che succedono un sacco di cose», ha risposto a chi gli ha chiesto il perché. All'integrità del lettore che dedica la sua vita a valorizzare il talento dei suoi scrittori, si contrappone «Jude che salta giù dal tetto e balla attorno alla scrivania». I geni, in questa storia, sono chiaramente due: chi scrive migliaia di pagine, dando voce alle ossessioni della sua anima, una vicenda esistenziale e artistica che si spiega con la nostalgia e la continua «ricerca del padre» in un'America «descritta in ogni sua foglia e in ogni suo fiume», e l'editore che costringe a tagli e rinunce dolorose.
