Gerry Scotti e il Covid: pregavo tanto

Il racconto del ricovero: «Tanto affetto per me. Io e Conti come Coppi e Bartali»
ROMA . «I medici mi dicevano di non spaventarmi: “non la mettiamo in terapia intensiva ma in una stanza a fianco perché abbiamo bisogno di attaccare al suo corpo una serie di strumenti per monitorarla, per sapere se la sua macchina, il suo corpo, ha bisogno di cure particolari”. Ero in una stanzina, di là c’era la sliding door della vita di tantissime persone. Con due altri pazienti ci strizzavamo l’occhio, dai che ce la fai». Così Gerry Scotti racconta, in un’intervista al Corriere della Sera, l’esperienza del ricovero al Covid Center dell’Humanitas di Rozzano (Milano). «Ho appurato, stando lì, due notti e un giorno», aggiunge, «che quella era l’ultima porta. Se decidevano di aprire quel varco... Io li vedevo tutti, vedevo 24 persone immobili, intubate, come nei film di fantascienza. Pregavo per loro invece che pregare per me».
Il conduttore racconta di avere «ricevuto una forma di affetto incredibile. Innanzitutto dal pubblico. Io non sono molto social», racconta, «ma le cose che ho postato sono letteralmente esplose. Quindi grazie di cuore davvero a tutti. Mi ha colpito molto anche l’affetto di tutti gli addetti ai lavori. Non voglio fare torto a nessuno, cito solo Carlo conti perché abbiamo vissuto una esperienza in parallelo», osserva il conduttore, «Io gli chiedevo: “qunti litri di ossigeno?” Lui mi rispondeva: “4”. E io invece stavo ancora a 5. “E la pastiglia te l’hanno data?”. Abbiamo fatto come Coppi e Bartali...».
Al Covid Center dell’Humanitas «sono stati eccezionali», aggiunge Scotti. «L’hanno preparato d’estate in due mesi, pronti alla seconda ondata. È stato pensato, studiato, logisticamente disegnato, creato e riempito di personale per affrontare questo tsunami. In quelle notti insonni vedevo un formicaio di ragazzi e ragazze, tutti sotto i 30 anni, non ce ne era uno fermo per più di 10 secondi. Un preghiera mi hanno fatto quando sono uscito: dica che non siamo eroi, dica che siamo ragazzi e ragazzi che cercano di fare al meglio il proprio lavoro».
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