Gerussia, quel doppio potere che comanda in Europa

12 Aprile 2017

Il docente aquilano Salvatore Santangelo analizza il rapporto fra Berlino e Mosca «Dagli orrori del Novecento è nato un patto culturale ed economico che domina»

di Giuliano Di Tanna

Gerussia è una parola composta da Germania e Russia, ma è anche il titolo di un libro (183 pagine, 18,50 euro, Castelvecchi) scritto da Salvatore Santangelo, 41 anni, aquilano, giornalista e docente a contratto di Geografia delle lingue all’università romana di Tor Vergata.

Nel suo saggio, Santangelo individua nel rapporto privilegiato fra Germania e Russia il fondamento di una diarchia le cui radici affondano nel passato ma che è proiettata nel presente e nel (probabile) futuro dell’Europa.

Come e perché? Lo spiega lui stesso in questa intervista al . Centro.

Santangelo, qual è la tesi del suo libro?

Fondamentalmente questa: al di là dei terribili massacri che hanno caratterizzato il Novecento, esiste fra la Germania e la Russia una trama di rapporti culturali, economici ed energetici che sono rimasti sempre vivi e che, dopo la caduta del Muro di Berlino, hanno avuto una particolare rivitalizzazione. Del resto, Gerussia non è una parola che ho inventato io. E’ un termine creato dal Centro studi della Duma russa per indicare che fra questi due Paesi esistono delle relazioni speciali.

Relazioni fondate su cosa?

C’è, innanzitutto, un tema culturale fortissimo. Una relazione, quella culturale con la Germania, che è particolarmente viva per la Russia. Bisogna tenere conto del fatto che tutte le correnti culturali più importanti della Russia nascono dalla fonte tedesca. Pensiamo solo alla Rivoluzione d’ottobre e ai suoi rapporti con il pensiero tedesco da Marx a Engesl a Rosa Luxemburg. Questa mia considerazione nasce da una lettura attenta degli appunti di Keynes sulla Pace di Versailles che poi confluirono nel libro “Le conseguenze economiche della pace”. Keynes sosteneva che il destino storico della Germania è la modernizzazione della Russia.

Quale tipo di attualità hanno ancora quelle considerazioni?

Oggi c’è anche una complementarietà economica fra i due Paesi. La Russia è una grande produttrice di gas mentre la Germania è una grande consumatrice di energia. Questo tema spiega la crisi ucraina del 2014. I tedeschi non solo immaginavano il raddoppio del gasdotto Nord Stream che collega direttamente Russia e Germania, ma hanno messo in atto anche una serie di scambi commerciali fra la Gazprom e le società private tedesche che distribuiscono il gas russo nelle case dei tedeschi.

Alla luce di questa diarchia non dichiarata, chi comanda oggi in Europa?

I tedeschi hanno un ruolo di assoluta primazia che si è rafforzato dopo la Brexit. Ma ai vertici della politica tedesca c’è oggi un dibattito molto acceso su come comportarsi con la Russia, con i socialdemocratici, tra cui l’attuale presidente della Repubblica, Steinmeier, e, ancora di più, l’ex cancelliere Schröder che puntano a tutelare questio rapporti, mentre la Cdu della Merkel è su posizioni più atlantiste. Ma l’industria tedesca preme, in genere, per mantenere questa relazione privilegiata con la Russia che si fonda su esigenze di approvvigionamento energetico.

In questo scenario qual è il ruolo dell’Italia?

C’è stato un lungo periodo durante il quale Prodi e Berlusconi hanno cercato di mantenere vitali i rapporti con la Russia. Il progetto di indipendenza energetica, con il Nord Stream, prevedeva anche un braccio meridionale, il Sud Stream, che avrebbe fatto dell’Italia il più importante hub energetico dell’Europa meridionale e avrebbe avuto anche un influsso positivo sulla politica della Turchia.

Che cosa è successo negli anni successivi?

I governi seguenti non sempre hanno avuto la capacità di difendere l’interesse nazionale italiano sia nei confronti dell’Europa che della Russia. Tuttavia, il presidente Mattarella ha ribadito, recentemente, l’importanza strategica per il nostro Paese di una proficua relazione con la Russia.

La Gerussia è un problema per l’Italia?

Un’Europa che guarda lungo una traiettoria nord-est rischia di sguarnire il Mediterraneo, che oggi è un epicentro di instabilità, con il fallimento delle Primavere arabe e la radicalizzazione del mondo islamico.

La nuova amministrazione americana del presidente Trump come può influire sulla Gerussia?

Non sappiamo ancora se questo strike militare sulla Siria sia qualcosa di più di un atto dimostrativo rivolto al versante interno della lotta di potere serratissima in corso tra gli apparati di intelligence del complesso militare americano e la gente nuova di Trump che viene percepita come un gruppo di alieni sbarcati ala Casa Bianca. Il fronte su cui si misurerà la capacità di resistenza della Gerussia è l’Ucraina. Se si normalizza la situazione in quello scenario, le relazioni fra Germanie Russia saranno improntate a una sempre maggiore complementarietà. Se, invece, l’Ucraina dovesse diventare un campo di battaglia, nel breve periodo almeno, Germania e Russia si allontaneranno.

Lei che cosa si augura?

Che Gerussia ce la faccia: è un esorcismo contro gli orrori del passato.

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