Giallini: Schiavone è sempre più solo

1 Ottobre 2019

Da domani su Rai2 la terza stagione della fiction. Valeria Solarino la new entry

ROMA. «In questa 3ª stagione Rocco Schiavone non è depresso, è malinconico, si sente abbandonato da tutti, anche dagli amici. Non è un personaggio allegro, ma piace anche per questo. Non ci saranno grossi cambiamenti, ma si stringerà il rapporto con il suo vicino di casa Gabriele, che cerca di proteggere».
Marco Giallini torna ad indossare il loden di Rocco Schiavone, anticonformista vicequestore nato dalla penna di Antonio Manzini (tutti i libri sono editi da Sellerio). La 3ª stagione, con la regia di Simone Spada, che andrà in onda, per 4 settimane, su Rai2 da domani alle 21.20, è stata presentata ieri a Viale Mazzini dal direttore di rete Carlo Freccero e dal responsabile di Rai Fiction Eleonora Andreatta, alla presenza del cast capitanato da Giallini. Tra i protagonisti Isabella Ragonese, Ernesto D'Argenio, Claudia Vismara, Christian Ginepro, Valeria Solarino, Lorenza Indovina, Massimo Reale, Massimiliano Caprara, Anna Bellato e Francesco Aquaroli. New entry è Valeria Solarino nelle vesti di una giornalista che indaga sul passato del vicequestore ma anche su altre vicende: «Sono felice di far parte di questo gruppo, ho sempre seguito Rocco Schiavone, sono una sua fan. Mi ha colpito molto la qualità della scrittura, del racconto, mia madre conosceva i libri di Antonio Manzini ed era da tempo che mi suggeriva di leggerli, per fortuna ho avuto questa occasione e ne sono rimasta folgorata».
Le polemiche per l'uso delle sigarette? Giallini: «Ma che volete da me? Io fumo per fumà, come diceva mio padre. Non è una battuta, magari lo fosse, camperei di più. Quando ero ragazzino, papà mi chiedeva di andare a comprarle per lui talvolta mi confondevo con il tipo di sigarette. Mi faceva rifare 10 chilometri a piedi per quelle giuste. Oggi vanno di moda 'ste cose che aspiri vapore, è come fare un duello con le spade di gomma, ma dai...». In questa 3ª stagione «torna prepotentemente protagonista l'ambientazione tra le montagne della Val D'Aosta», racconta il regista, «ingrediente fondamentale per Rocco. Un ambiente freddo e apparentemente inospitale per un “romanaccio”come lui». La storia assume tinte più scure, e Schiavone è sempre più solo. Lo scrittore Manzini, che ha firmato anche la sceneggiatura con Maurizio Careddu, ha sottolineato: «La solitudine è un leit motiv di Schiavone, ma anche dell'uomo moderno del 2000».