Giancarlo Giannini ad Atri «Recito le belle Parole Note»

24 Novembre 2019

L’attore inaugurerà la stagione di prosa del Teatro Comunale il 7 dicembre con uno spettacolo dedicato al mondo delle donne visto attraverso la poesia

Un originale incontro tra musica e letteratura, un viaggio nell’universo femminile senza confini spazio-temporali tanto che dalle parole scritte nel 1200 da Cecco Angiolieri, si arriva ai giorni nostri passando dalla sensualità sudamericana di Neruda, alle liriche di Leopardi, senza trascurare il pathos di Shakespeare e molti altri autori tra i quali c’è anche spazio per l’abruzzese D’Annunzio. Questo è, in sintesi, il recital “Parole Note” con protagonista Giancarlo Giannini il quale inaugurerà la stagione 2019/2020 del Teatro Comunale di Atri il 7 dicembre alle 21. Il suo spettacolo è l’evento di punta della millenaria Notte dei Faugni. Sul palco con lui il Marco Zurzolo Quartet. Giannini, che nel corso della carriera si è aggiudicato il Prix d'interprétation masculine al Festival di Cannes, sei David di Donatello, cinque Nastri d'argento e cinque Globi d'oro oltre a aver ricevuto una stella sull'Italian Walk of Fame di Toronto e la candidatura all'Oscar come miglior attore, parla del suo recital in questa intervista a il Centro.
Come descrive “Parole Note” e come nasce questo spettacolo?
Le parole sono le mie, le note dei musicisti che mi affiancano sul palco. Lo spettacolo nasce dall’incontro che ho avuto tempo fa a Napoli con il sassofonista Marco Zurzolo. Parlando, è venuta fuori questa idea. Con il suo quartetto eseguirà brani per lo più inediti che però non fanno da tappeto alla mia voce, hanno uno spazio autonomo.
Le poesie sono state scelte con un filo conduttore?
Sì, il mondo al femminile. Si tratta di un viaggio che parte da liriche del 1200 e che arriva ai nostri giorni attraverso autori straordinari che hanno cantato le donne. Ma è uno spettacolo sempre diverso. È un divenire, un dialogo con il pubblico.
Un recital dedicato alle donne, ma poesie scritte da donne ci sono?
Si, ad esempio ci sono delle poesie di Alda Merini.
Qual è la sua poesia preferita e perché?
Non ho una poesia preferita, non può essercene una. Se proprio dovessi sceglierne una penso a L’Infinito di Leopardi, c’è una filosofia straordinaria dietro quelle parole.
Perché secondo lei è importante leggere le poesie?
Io voglio far capire le poesie, le poesie non si recitano, si leggono. La poesia è stata scritta per essere letta e quindi compresa: fa pensare. La poesia è anche nel sotto testo, nel bianco tra un rigo e l’altro.
Qual è la sua idea sul teatro e sul cinema oggi, in particolare nel nostro Paese?
Il teatro e il cinema del passato erano più belli. Oggi si fanno i remake. Do ragione a Fellini, che mi chiamava Giancarlino, e mi diceva che il cinema era morto e che presto si sarebbe andati al cinema come si va a un museo.
A proposito di remake, recentemente è stato restaurato “Pasqualino Settebellezze” film da lei interpretato, che le valse una candidatura all’Oscar quale miglior attore, diretto da Lina Wertmuller che ha recentemente ricevuto un Oscar alla carriera: che rapporto ha con lei?
Se non ci fosse stata lei non avrei avuto il mio successo. Con lei ho un rapporto bellissimo, è una regista straordinaria. È riuscita a trasformare ogni idea che aveva in un grande divertimento ed è sempre stato un piacere lavorarci insieme e confrontarci. “Pasqualino Settebellezze” ebbe ben quattro candidature all’Oscar, Wertmuller compresa, prima donna a essere candidata all’Oscar come migliore regista. Con lei ho ricordi splendidi.
Cosa consiglia ai giovani che si sognano attori?
Facendo parte del consiglio di amministrazione del Centro sperimentale di cinematografia, vedo tantissimi ragazzi che vogliono intraprendere questo mestiere. Fare l’attore è difficilissimo. Consiglio l’impegno e anche di sperimentare altre strade, di fare errori che sono utili per imparare e scoprire cose nuove.
Il suo spettacolo ad Atri è molto atteso, da abruzzesi siamo curiosi di sapere se tra le poesie che leggerà ce n’è qualcuna scritta da nostri corregionali.
C’è qualcosa di D’Annunzio, non La Pioggia nel pineto che hanno interpretato in tanti in maniera magistrale. Pezzi presi da altre poesie però ci sono e sono parole meravigliose.
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