“Gianni Schicchi” con Frey sul podio

Al Tagliacozzo Festival l’opera di Puccini, regia di Vaccari, con Bologna e Vestri
TAGLIACOZZO . Con le difficoltà dettate dall’emergenza Covid, il Tagliacozzo Festival fa il miracolo e, tra i pochi festival e teatri in Italia, non tradisce se stesso e produce un’opera lirica: “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini in doppio turno oggi alle 19 e alle 21.30.
L’opera è prevista nella meravigliosa cornice del Chiostro di San Francesco per la direzione del grande direttore anglo – tedesco Alexander Frey per la visionaria regia di uno dei più straordinari registi italiani: Giandomenico Vaccari. E conla straordinaria partecipazione di Sergio Bologna e Annunziata Vestri, con Vincenzo De Lucia al pianoforte, allestimento completamente nuovo del Festival Internazionale di Mezza Estate con gli allievi dell’Accademia musicale di alto perfezionamento Vocale Stage DaltroCanto diretta dal soprano Donata D’Annunzio Lombardi.
“Gianni Schicchi” è un'opera comica in un atto su libretto di Giovacchino Forzano basato su un episodio del Canto XXX dell'Inferno di Dante (vv. 22-48). Fa parte del Trittico. La prima assoluta ha avuto luogo il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York. Il Festival Puccini ha celebrato il centenario dell’Opera nel 2018 al Gran Teatro Puccini con la direzione di Jacopo Sipari di Pescasseroli e l’Orchestra Regionale Toscana.
Fino al 2009 ha avuto 138 recite al Metropolitan. Del Trittico, “Gianni Schicchi” fu l'opera che godette subito del successo maggiore e iniziò ben presto ad avere vita autonoma, nonostante l’esplicita volontà di Puccini che le tre opere andassero sempre in scena assieme e mai in abbinamento con altri titoli. «Gianni Schicchi è un’opera diversa da tutto il resto della produzione di Puccini», si legge nelle note di regia. «È lontana anni luce dal martirologio delle donne autosacrificate in nome degli amori più avventurosi e difficili, ma anche dalle stesse due opere sorelle che la precedono nel Trittico, Il Tabarro e Suor Angelica. Nel Gianni Schicchi regna un’ironia senza fine i cui esiti più che comici in senso stretto, sono grotteschi e deformanti. Non c’è pagina dell’opera dove l’ironia non sia al lavoro per deprezzare, scarnificare e mercificare ogni sentimento e ogni certezza della vita umana».

