Gifuni : sono Moro, su di lui ora troppo silenzio

17 Maggio 2022

L’attore torna nei panni dello statista ucciso dalle Br in “Esterno Notte”, il film di Bellocchio a Cannes

CANNES. Per un curioso caso, forse non del destino perché magari l'ha cercato lui stesso, Fabrizio Gifuni ha dato vita sullo schermo ad Aldo Moro già varie volte. Dare vita è un termine preciso perché la sua trasformazione, la sua interpretazione sono stupefacenti. È stato lo statista democristiano in “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana nel 2012 sui segreti di Piazza Fontana, è stato il presidente assassinato dai terroristi a teatro in un travolgente “Con il vostro irridente silenzio – Studio sulle lettere dalla prigionia e sul Memoriale di Aldo Moro”, di cui ha curato anche la regia e la drammaturgia nel 2019.
Torna ad essere il politico sofferente, che forse poteva essere salvato e che rifiuta i funerali di Stato, nelle sei puntate della serie “Esterno Notte” che Marco Bellocchio ha portato a Cannes in anteprima mondiale e che poi in due parti sarà al cinema (18 maggio e 9 giugno con Lucky Red) e in autunno su Rai1.
Gifuni «è» Moro, nella capigliatura, nello sguardo sbieco, nell’atteggiamento, nella voce e quel che dice è ispirato proprio al memoriale autentico. Suo padre, Gaetano, ex ministro, è stato tra l’altro segretario generale della Presidenza del Senato anche nell'anno del sequestro Br. C’è un legame particolare con questa figura. «Mi ha sempre interessato il silenzio che c’è oggi», dice l’attore. « C’è una grande rimozione collettiva su quegli anni e questa storia, che è così radicata nel nostro immaginario eppure rimossa, come se avessimo voluto dimenticare cosa è accaduto e le carte di Moro nel momento in cui sono diventate pubbliche. C’è un silenzio che riguarda l’intero paese, come se questa storia di martirio non ci riguardasse. Sono felice che Bellocchio abbia realizzato questo progetto, forse quei giorni oggi ci sembrano un po’ meno lontani di quanto ci sono sembrati qualche tempo fa. Moro è stato una persona che si è spinta in anticipo oltre il perimetro della storia, anticipando di 15-20 anni ciò che poi sarà sotto gi occhi di tutti». Dice Gifuni che le immagini del funerale di Stato senza la sua bara, cui lui stesso ha voluto sottrarsi mettendolo per iscritto nelle lettere, sono una rappresentazione plastica, simbolica del grande collasso collettivo, dello sprofondamento del nostro paese in quel momento. Lo sguardo di Bellocchio «é straordinario, una costruzione semplice che restituisce tutti i punti di vista». In “Esterno Notte”, Toni Servillo è Paolo VI: «Mi hanno sempre affascinato le opere di Bellocchio, come questa, come “Vincere”, che hanno una base storica reale, perché lui in questa grande messa in scena riesce a lasciare un suo segno, ad affrancarsi dalla sola ricostruzione e dalla sola testimonianza e regalare allo spettatore una avventura conoscitiva che ci mette nella condizione di riflettere. Marco», prosegue Servillo, «ha una autonomia di opinione, di pensiero, una originalità di punti di vista che è unica».
Margherita Buy è Eleonora Moro, la moglie mai vinta: «Per me questo lavoro è stato un sogno che avevo da sempre», racconta l’attrice, «oltre che motivo di frustrazione perché lavorare con Bellocchio non è semplicissimo, ti mette di fronte a ostacoli grandi. “Esterno notte” è stato un mio momento di grande crescita».