Gino Paoli bozzettista per Roseto: così disegnò il logo per la città

Gino Paoli
26 Marzo 2026

L’autore genovese firmò nel 1960 il simbolo per il centenario dalla fondazione

ROSETO

«Questo è un bel paese, quello laggiù diventerà una città». Immaginate di essere nel 1960, a Montepagano, e a pronunciare questa frase è un cantautore genovese, mentre dialoga con un giornalista del posto e da “Porta da Piedi” guarda il litorale rosetano. Il cantautore era proprio Gino Paoli, scomparso due giorni fa, portato a Roseto dal giornalista Luigi “Gigino” Braccili, in quel tempo nel consiglio di amministrazione dell’azienda autonoma di soggiorno (l’attuale Iat).
 

Paoli, che l’anno prima aveva scritto una delle sue canzoni più famose, Il cielo in una stanza, non venne a Roseto per cantare, ma per disegnare un logo e una copertina di un dépliant turistico in occasione dei 100 anni della città. Ed è proprio questo ciò che lega il cantautore genovese a Roseto. «Lui aveva frequentato il liceo artistico a Genova», ricorda lo storico rosetano Mario Giunco, «e si dilettava come disegnatore grafico. Gigino Braccili, che aveva il senso dell’accoglienza, oltre a capire i tempi, sapeva di questa sua passione, e in una trasferta a Roma lo conobbe e lo portò a Roseto». L’azienda autonoma di soggiorno aveva bisogno di un logo per lanciare la promozione turistica della città, e così Braccili ebbe l’idea di affidare il disegno di questo logo a Gino Paoli.

Lo portò in una trattoria a Montepagano, offrendogli un piatto di pasta e fagioli, e poi si spostarono in uno dei luoghi simbolo del paese, Porta da Piedi. «Cacciò fuori una cartella da disegno, tipo scuola d’arte», ha raccontato Braccili, alcuni anni fa, al giornalista Luca Maggitti, «e con una matita e gessetti colorati, disegnò il bozzetto, poi ritoccato in studio. In basso sotto, a destra, la firma in maiuscolo Paoli». Le trattative per il logo, però, furono più complicate. «Io volevo una R maiuscola, con a destra il sole e le barche. A sinistra un delfino, in piedi, con una rosa in bocca», continua il racconto di Braccili, «Tutto bene, ma all’autore di Senza fine, mettere la rosa in bocca al cetaceo non andava».

E così Gino Paoli disegnò così una R maiuscola, su sfondo blu, con un delfino, il sole e il mare con due barche rosse. «Il logo riscosse l’approvazione di tutti», precisa Mario Giunco, «e fu adottato dall’azienda di soggiorno e poi utilizzato in striscioni e manifesti per lanciare Roseto sul panorama turistico nazionale. Ed è stato utilizzato per tanti anni per promuovere la città, ma all’inizio degli anni Novanta, purtroppo, fu messo in secondo piano». Oggi, quella città che Gino Paoli aveva intravisto dal borgo di Montepagano lo ricorda con affetto e gratitudine. Il suo contributo, seppur laterale rispetto alla sua immensa carriera musicale, rappresenta un tassello prezioso della storia e dell’identità visiva di Roseto. L’amministrazione comunale si stringe al dolore della famiglia e di tutti coloro che lo hanno amato: «Le sue canzoni continueranno a risuonare, senza fine, anche qui, tra il mare e le colline di Roseto», si legge nella nota del Comune, «accompagnando le generazioni future».