Gioco di specchi nella doppia personale di Airò e Romano

Generazioni diverse e culture distanti, i due artisti accostati in un inedito dialogo nelle galleria Vistamare
PESCARA. L'energia del gesto, la poesia del fare arte, la voglia di incontrarsi, di dialogare, anche a distanza, nella multiformità dei mezzi espressivi e delle suggestioni estetiche. Visionarie installazioni per l'uno, neon e ritratti in grafite per l'altro. Possibilità di comunione, contaminazione nella diversità delle culture: Mario Airò e Andrea Romano accostati in un inedito dialogo nelle sale della galleria Vistamare. Una nuova e doppia personale (inaugurazione venerdì 24 febbraio, ore 18.30, piano nobile del palazzetto storico in Largo dei Frentani) nel solco di una tradizione espositiva avviata già da alcuni anni dalla padrona di casa, Benedetta Spalletti.
Generazioni diverse ed estrazioni culturali apparentemente distanti, poste in dialogo alternato nella teoria delle sale espositive, quando non in stretta relazione. Uno straordinario gioco di specchi e assonanze che i due artisti italiani Airò e Romano hanno voluto autonomamente esplorare in vista dell'appuntamento pescarese. Una parte delle opere esposte è infatti realizzata appositamente per l'occasione. Un racconto inedito e originale che Benedetta Spalletti presenta in anteprima dalla sua postazione privilegiata, Pescara, città abituata, nel recente passato, a svettare sulla scena internazionale dell'arte.
Un ruolo che la gallerista pescarese ambisce a rinverdire nonostante i tempi difficili, confidando sulla vocazione della città ad accogliere il nuovo nella contemporaneità. Le opere esposte, in tutto una trentina, rivelano pur nella evidente distanza del manufatto, una attitudine comune, un gesto che trova espressione nell'utilizzo multiforme e variegato dei mezzi, la sensibilità estrema della casualità delle cose unita a una seducente volontà di rappresentazione. I singoli lavori, pur conservando una propria autonomia, posti a contatto ravvicinato finiscono per arricchire e stimolare le distinte individualità di cui sono espressione.
Mario Airò (Pavia, 1961) riversa nel suo lavoro una moltitudine di riferimenti culturali e artistici. In questa sorta di koinè creativa va cercato il tratto distintivo del suo personale modo di intendere l'arte: un'assenza di limiti e cesure intellettuali, in cui il pensiero riesce a muoversi fluido, privo com’è di gabbie strutturali. È l’artista stesso a dichiarare: «spesso non so quello che faccio né riesco a valutarne la portata. Avverto un’urgenza, ne percepisco la lunghezza d’onda e la cavalco. L'unico strumento di selezione è la sua intensità e la sensazione che tocchi qualcosa di vero».
Quest'urgenza trova la sua propria espressione in opere che coniugano elementi naturali a oggetti del vivere quotidiano dando forma di volta in volta a originalissime sculture, piccole e grandi installazioni, fotografie che gettano un ponte tra i diversi modi del suo fare arte. In molti suoi lavori sono evidenti riferimenti letterari e contaminazione formale, come “Deewan in Divan” 2016, in cui un piccolo piedistallo in legno verniciato è il fragile supporto a due libri incastrati in un abbraccio fra pagine e precario equilibrio.
Andrea Romano (Milano, 1984) presenta una serie di opere tutte appartenenti ai due cicli emblematici del lavoro degli anni più recenti: Claque & Shill (letteralmente: gruppo che applaude su commissione e l'imbonitore) è un corpus di lavori avviato nel 2011 e non ancora terminato.Ritratti, prevalentemente femminili, realizzati in grafite su carta e conclusi da una cornice spesso realizzata in marmo o pietra. Il ritratto testimonia dell’eccezionale sensibilità tecnica di Romano che definisce attraverso tratti sottili e precisi la qualità psicologica del soggetto ripreso.
Il punto di vista è assai stretto, una sorta di close-up fotografico, in cui i lineamenti del volto svelano la loro avvicinata bellezza. Molte delle protagoniste sono ragazze appartenenti allo stesso ambiente dell’artista, presenze che involontariamente ne influenzano la visione del mondo esterno.
Come altri esponenti della sua generazione, Romano prende le distanze dall'idea di bellezza digitale per riappropriarsi di mezzi e strumenti classici. La serie di neon “Potsherds and gazes” (cocci e sguardi), a cui si affiancano alcuni studi su carta, svela la relazione tra i corpi di esseri umani e dinosauri tratti dal cartone animato “The Flintstones”. Questi lavori testimoniano del rapporto tra l'idea di primitivo e quella di modernità, tanti cocci di un passato e una storia mai esistiti. Dal 27 febbraio al 21 aprile, www.vistamare.com.
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