Giovanni Gentile oltre la destra e la sinistra

Un nuovo saggio di Vito de Luca riscopre un periodo poco noto della vita del filosofo
Docente universitario , ministro, senatore, presidente di case editrici e di accademie, fondatore di riviste e ideatore di enciclopedie, collaboratore di quotidiani. Giovani Gentile è stato tutto questo e altro, ben raccontato in diverse biografie uscite sul filosofo (basti ricordare quelle di Gabriele Turi e di Sergio Romano, su tutte), mentre altre pubblicazioni si sono soffermate specificamente su alcune di queste versioni di Gentile. Nella letteratura sul filosofo, però, fino a oggi, è mancata la ricostruzione di una parte importante della vita di Gentile, tra l’altro anche poco nota: quella impiegata come consigliere comunale e assessore supplente al municipio di Roma, dal 1920 al 1922, poco prima di salire alla Minerva per assumere l’incarico di ministro dell’Istruzione nel primo governo Mussolini. A colmare questa lacuna, è ora una pubblicazione della casa editrice Solfanelli, attraverso una ricerca di Vito de Luca, dottore di ricerca all’università la Sapienza di Roma e giornalista professionista, uscita nei giorni scorsi. In “Giovanni Gentile. Al di là di destra e sinistra. Il linguaggio politico del filosofo, dell’assessore e del ministro (1920-1924)”, de Luca, nell’analizzare le modalità espressive di Gentile nei suoi interventi pubblici, relativamente a temi attinenti alla politica, ha ricostruito tutta l’attività amministrativa che Gentile svolse in quegli anni - gli inizi degli anni venti - in quella città, Roma, che già contava ben 600 mila abitanti. Una novità, nel panorama scientifico relativo al pensatore siciliano, in cui emerge una figura che, definita da Emanuele Severino «il vertice della piramide del pensiero occidentale», quotidianamente fa i conti con i problemi che giorno per giorno una grande metropoli deve affrontare. Insomma, mentre da un lato, in quegli anni, 1920-22, Gentile è alle prese con la stesura di “Frammenti di estetica”, per esempio o con la terza edizione della sua opera capitale, “Teoria generale dello spirito come atto puro”, dall’altro è alle prese con la sostituzione di un custode di un museo, oppure con la sistemazione dei busti al Pincio. E a ben vedere, non poteva essere diversamente, per il filosofo dell’“atto”, che in Gentile assume quel carattere della concretezza del pensiero e quell’unità dell’essere, agli antipodi dell’uomo rinascimentale, dimidiato tra lo spirito e la vita. E se “Giovanni Gentile. Al di là di destra e sinistra” è uno strumento utile per documentarsi su tutti gli interventi di Gentile sia in giunta, sia in consiglio municipale, dall’altro ripropone il dibattito sul fascismo di Gentile, attraverso l’esegesi di decine di discorsi di Gentile nel periodo preso in esame. A partire dalla celebre auto-definizione che Gentile diede di sé, in polemica con Mario Missiroli. Sono «più socialista di Lenin, e più liberale di Wilson», così Gentile si descrisse, come a dire che il liberalismo, quello autentico, è quella forma politica che porta a compimento da un parte il socialismo, e dall’altra quel liberalismo ottocentesco, che vede da un lato lo Stato e dall’altro l’individuo, in quella perenne lotta incentrata sulle libertà negative.
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