Giovanni, prigioniero del blu a Cefalonia

4 Marzo 2018

In un libro di Francesco Fagnani le memorie di guerra di un ventenne soldato della Divisione Acqui

“Prigioniero del blu” è il titolo di un libro di Francesco Fagnani pubblicato dalle Edizioni Menabò di Ortona. Il volume (152 pagine, 15 euro) è la storia di un ventenne soldato della Divisione Acqui, Giovanni Capanna, reduce da Cefalonia nella seconda guerra mondiale. Fagnani, vice presidente dell’associazione culturale “De Historia”, ha scritto il libro basandosi sulle memorie di Capanna.
Cefalonia, settembre 1943. La Divisione Acqui, dopo una settimana di strenui combattimenti, ha dovuto cedere alla superiorità tedesca in termini di rapidità di manovra e di supporto aereo. Le vie della splendida Argostoli, le polverose carrabili costiere che si specchiano nell’azzurro incredibile del mare, le verdeggianti distese dell’interno, sono ingombre di cadaveri di soldati italiani, caduti combattendo o fucilati dai reparti avanzanti della Wehrmacht. Dense volute di fumo si alzano ovunque, dalla piana di San Gerasimo ai paesini disposti a corona della baia di Argostoli, dalle case dello stesso capoluogo ai luoghi della resa italiana, come Keramies, dove a Villa Valianos il Generale Gandin ha posto il suo ultimo comando.
I tedeschi sono alla caccia degli ufficiali e dei residui superstiti della Acqui. Gli italiani, fino a poche ore prima ancora organizzati per quanto possibile in reparti ordinati, sono ora in fuga, nel disperato tentativo di sottrarsi alla cattura o peggio alla fucilazione. Essi non sono più una “unità”, bensì delle individualità che cercano di salvarsi. Restano al loro posto in pochissimi, quelli di stanza nei comandi o a presidio di postazioni chiave o depositi e alcuni altri. È di guardia Giovanni Capanna, vent’anni, il protagonista di questo libro, quando i tedeschi lo raggiungono all’autoparco di Lakithra, lo disarmano e gli impongono di seguirli con la sua autocarretta. Giovanni viene risparmiato perché è un autista, sa condurre i mezzi militari.
«Proprio questa sua abilità lo vedrà coinvolto drammaticamente in situazioni inimmaginabili», si legge nelle note di copertina del volume. «Via via sperimenta l’orrore, rimane sconvolto dalla freddezza e dal flemmatico pragmatismo dei tedeschi, viene aiutato dai greci, si dà alla fuga, e così in un crescendo di situazioni dove, senza alcuna aggiunta narrativa, le memorie del reduce, raccolte in anni di sapiente lavoro e riscontri, anche in loco, sembrano assumere quasi i toni di un romanzo.
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