Giuseppe Liberati, l’alchimista della ceramica

L’artista di Villamagna si racconta: sperimento con la curiosità di quando apri il forno e ci trovi qualcosa di interessante
Quarantasei anni di ceramica e la soddisfazione di dire «è andata come volevo, facendo di testa mia, guardando sempre avanti» .
Giuseppe Liberati, artigiano artista di Villamagna, si racconta nel suo showroom in Val di Foro, dove ha costruito uno dei più attrezzati e autosufficienti laboratori di ceramica in Abruzzo. «Ho lavorato molto e non me ne sono accorto, sono contento. Ho scelto la ceramica perché la trovo completa. Parti dall'argilla anche per fare un bronzo, poi arrivano pittura e modellato. La ceramica riunisce un po' tutte queste forme d'arte» . Modellazione manuale, foggiatura al tornio, a colombino, a colaggio e a pressa sono alcune delle specialità offerte dal suo grande laboratorio in Val di Foro. Qui l'argilla viene trasformata in pregiati pezzi di ceramica contemporanea, nessun limite di tecnica né di creatività, tutto sta nell'avere a disposizione la tecnologia più adatta, sottolinea. Anche la ceramica abruzzese qui trova nuovi linguaggi fra tradizione e innovazione. «Che non è un vecchio ritornello, ma una possibilità di futuro», dice il maestro. Stessi principi valgono per le opere monumentali da lui realizzate, molte collocate sul territorio, e per le molteplici collaborazioni al fianco di artisti contemporanei: il malese H.H.Lim, Felice Levini, Franco Summa, l'iraniana Carmel Maliki («Portata da me in Italia sfidando la complessa burocrazia del suo Paese»). Più recente è la collaborazione con Felice Levini, in occasione della sua personale in corso al Museo Chini di Borgo San Lorenzo (Firenze) organizzata in collaborazione con Ram radioartemobile; come pure per la fontana pavimentale "Astratti furori" dello stesso artista romano, composta di 64 piastrelle stampate in fotoceramica, installazione commissionata dall'Istituto di cultura italiana a Copenaghen. «Conservo e utilizzo ancora», rivela Liberati, «le attrezzature che mi lasciò Giuseppe Di Prinzio prima di morire, fu uno dei fondatori del liceo artistico di Pescara e insieme realizzammo la scultura che si trova sulla rotatoria della capitaneria di porto, a Pescara».
E se lavorare con gli artisti, dare forma e sostanza al loro pensiero concettuale è ogni volta esperienza «raffinata, entusiasmante», Liberati non si fa mancare il suo originale spazio di creatività: estro, complicità, capacità immaginativa, tecnica. Un tutt'uno indissolubile contraddistingue da sempre l'arte del maestro di Villamagna.
«Una scelta contro tutti, anni di sacrifici», racconta, «L'arte non porta pane a casa, mi dicevano. Ma io ci credevo, allora come oggi continuo a studiare, sperimentare con la curiosità di quando apri il forno e ci trovi dentro qualcosa di interessante. La ceramica deve aprirsi al tempo in cui opera, tradizione e innovazione devono andare insieme. E' ciò che ho trasmesso ai miei figli, Lorenzo, bravissimo scultore, Marta dedita alla decorazione, Erica che ha scelto il lavoro d'ufficio, e mia moglie Assunta che mi affianca in ogni momento della produzione».
Arte pura ma anche marketing: il maestro è richiesto fornitore di prestigiosi brand commerciali della cosmesi e dell'agroalimentare. «Oggi», aggiunge, «la ceramica vive una seconda giovinezza dopo la crisi avuta con l'avvento della plastica e l'industria, si è capito che la ceramica è ecologica, non inquina e il mercato risponde con richieste particolari, c'è lavoro. Si torna al contenitore in ceramica per l'olio, per il vino, per i profumi d'ambiente. Impieghi della tradizione oggi prepotentemente attuali, molto più che pezzi d'arredo e souvenir».
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