Gli Abruzzi dei contadini In un libro le immagini di un’epoca perduta

12 Aprile 2015

Dopo la mostra itinerante Textus raccoglie in un volume le fotografie scattate dagli etnologi Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs fra il 1923 e il 1930

PESCARA. Dopo la lunga esposizione in cinque località abruzzesi - Castelli, Palmoli, Scanno, Civitaquana e infine Pescara - della mostra fotografica “Il tempo qui non vale niente”, che ha incuriosito per mesi, dalla scorsa estate fino al passato marzo, un pubblico numeroso alla ricerca di un Abruzzo col viso del «tempo perduto», e dopo il convegno “L’Abruzzo dei contadini nelle inchieste etnolinguistiche di Scheuermeier e Rohlfs”, organizzato in occasione della mostra pescarese, incorona la notevole operazione culturale promossa dalla Fondazione delle Genti d’Abruzzo sulla parentesi abruzzese dei due studiosi stranieri, la presentazione della pubblicazione "Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs. Gli Abruzzi dei contadini 1923-1930" (464 pagine, 65 euro), curata da Francesco Avolio e Anna Rita Severini e fresca di stampa per le edizioni Textus di Edoardo Caroccia.

Mostra fotografica, convegno internazionale e un gran bel libro hanno così ricercato, illustrato, divulgato e omaggiato le importanti indagini condotte in sette anni dal 1923 al 1930 negli Abruzzi da Paul Scheuermeier, linguista ed etnologo svizzero, e Gerhard Rohlfs, glottologo e filologo tedesco, quando erano impegnati nelle ricerche per la stesura dell’Ais (Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale). Ieri, all’Auditorium Petruzzi di Pescara, il direttore del Museo delle Genti d'Abruzzo, Ermanno de Pompeis, ha aperto la presentazione del volume, alla quale hanno preso parte Francesco Faeta dell'università di Messina, Paul Alfred Rentrop dell'università di Firenze e Tullio Telmon dell'università di Torino. Sono stati loro a snocciolare tutte le tematiche della pubblicazione - forte dei testi introduttivi di Avolio, Severini, Faeta, Glauco Sanga e Carla Gentili - mentre Stefania De Nardis di Textus si è soffermata sugli aspetti dell'operazione editoriale e i curatori Francesco Avolio e Anna Rita Severini hanno raccontato al pubblico «fascino e difficoltà di un doveroso progetto culturale».

Nel corso della presentazione, inoltre, sono state proiettate alcune immagini tratte dal repertorio fotografico di Schuermeier e Rohlfs e letti alcuni testi di interesse dialettologico ed etnografico.

«Con questa pubblicazione si chiude il cerchio di un progetto importante in cui la Fondazione Genti d'Abruzzo ha creduto fermamente», ha commentato il direttore de Pompeis ricordando anche la peculiarità del materiale oggetto di questa operazione culturale. «Nel diario di quei viaggi in Abruzzo lo stesso Scheuermeier scrisse che partì linguista e tornò etnografo», ha aggiunto de Pompeis, «e in realtà l’esito di questi anni di ricerca condivisa con il suo collega Rohlfs dimostra che la loro inchiesta è andata ben oltre gli obiettivi di base. I due studiosi» prosegue «si sono trovati di fronte e hanno raccontato il mondo contadino, artigiano e agropastorale dell’epoca, le condizioni di vita di quelle popolazioni a cavallo tra le due guerre, insomma l’Abruzzo dei nostri nonni, in realtà non così lontano anche se oggi, imbattendoci in questi documenti, può sembrarci davvero lontanissimo».

Il volume “Gli Abruzzi dei contadini 1923-1930” raccoglie tutto il materiale che ha interessato mostre e convegno ma anche tanta altra importante documentazione, anche inedita, prodotta da Scheuermeier e Rohlfs durante le ricerche abruzzesi. Gli appunti - il cosiddetto “diario” - di Scheuermeier, le lettere destinate a Karl Jaberg e Jakob Jud, curatori dell'Atlante Italo-Svizzero, le didascalie e le osservazioni sulla fonetica redatte dagli studiosi, e naturalmente gli oltre 200 scatti fotografici, ottenuti grazie alla disponibilità dell’Archivio Ais dell’università di Berna, e già corposamente messe in mostra nelle tappe del ciclo espositivo “Il tempo qui” curato da Mariano Cipollini. Uno strumento ulteriore e utilissimo per la memoria culturale collettiva che permette una più approfondita lettura dei tanti contenuti antropologici, storici e sociali legati allo straordinario lavoro di Scheuermeier e Rohlfs.

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