Gli Stadio increduli: «Ora non ci manca nulla con noi c’era Lucio»

La vittoria, ottenuta nel ricordo di Dalla, mette tutti d’accordo Delusione Rocco Hunt, premio della critica a Patty Pravo
Su quel palco, a esultare per una vittoria che loro stessi hanno giudicato «totalmente inattesa», non c'erano solo gli Stadio: c'era anche il maestro Lucio Dalla, c'era il poeta Roberto Roversi, c'era la storia della musica italiana. «Mai e poi mai avremmo pensato di vincere il Festival di Sanremo», assicura Gaetano Curreri. E invece alla fine di una settimana che non era cominciata nel migliore dei modi (con qualche problema tecnico che aveva sporcato la prima uscita all'Ariston) hanno fatto man bassa di riconoscimenti: oltre alla vittoria finale, si sono portati a casa anche quella nella serata delle cover con l'emozionante rifacimento de “La sera dei miracoli”, il Premio della Sala stampa Radio-tv-web Lucio Dalla-Sezione Campioni e il Premio Giancarlo Bigazzi per la migliore musica. Tutto – neanche a farlo apposta – sotto il segno ben augurante del grande Lucio. «Lui c'è, c'è sempre stato e continuerà ad esserci», aveva detto Curreri qualche giorno fa, ricordando le «zoccolate» che il suo mentore tirava ad ogni sbaglio.
Una vittoria che mette d'accordo tutti (c'è stata unanimità di giudizi tra televoto, giuria demoscopica e degli esperti) e che pareggia anche i conti con il passato, quando su quello stesso palco, arrivarono ultimi in ben due occasioni (1984 e 1986). «Ora non ci manca più niente. In questi anni abbiamo fatto tanti errori. E ci siamo dovuti difendere spesso dall'accusa di fare dischi e di partecipare al Festival solo perché eravamo il gruppo di Dalla». Ma gli Stadio – tra i pochi a non mostrare nastri colorati «ma non per questo siamo contro le unioni civili, anzi» – sono andati sempre avanti «pensando alla qualità della nostra musica e abbiamo fatto talmente tanta musica che qualcosa di buono l'abbiamo fatto». «Questo teatro lo abbiamo amato e odiato. Questa vittoria è il coronamento della nostra carriera ultra trentennale, fatta di alti e di bassi. Ce lo dedichiamo», dice la band emiliana che attribuisce il successo alla passione per la musica e al sound «da Stadio» ritrovato. E svela una chicca. «”Un giorno mi dirai” l'avevamo presentata anche l'anno scorso. Ma fummo scartati. In realtà il pezzo era un po0 troppo “cheap” per essere una canzone degli Stadio e se la vai a sentire non sembra neanche la stessa. Noi siamo un gruppo, abbiamo bisogno di far sentire il nostro suono. E così ci abbiamo rimesso le mani. Ed è venuta fuori una canzone bellissima per il testo e con un suono che ci rappresenta. Inoltre l'anno scorso non avevamo un disco pronto e saremmo stati costretti a pubblicare la solita compilation: stavolta abbiamo un album, Miss Nostalgia, con un'incursione di Vasco Rossi e il sax di Lucio Dalla». Intanto da oggi si riparte. Il premio troverà spazio in bacheca mentre gli Stadio riprenderanno la strada dei live. Ed è proprio questo il motivo che li ha portati a rinunciare all'Eurovision Song Contest, al quale avevano diritto a partecipare come vincitori del festival il 14 maggio a Stoccolma.
Il Festival di Sanremo targato Carlo Conti è riuscito nell'impresa non facile di portare a casa una seconda volta di grande successo, schivando polemiche, la concorrenza di Juve-Napoli e lasciando che i nastri arcobaleno, per fortuna, diventassero uno dei simboli di questo festival. E con grande eleganza, ha trovato il modo di salutare Pippo Baudo, «inventore del Festival così come lo facciamo oggi».
Francesca Michielin è seconda, terzi Giovanni Caccamo e Deborah Iurato. Fischi per Rocco Hunt nella parte bassa della classifica, disappunto anche per Lorenzo Fragola ed Enrico Ruggeri fuori dal podio. La classifica delle 16 canzoni in gara nella finalissima non ha rispettato i pronostici. Tra i premiati anche Francesco Gabbani: “Amen” scritta con Fabio Ilacqua vince il premio Sergio Bardotti per il miglior testo assegnato dalla giuria degli esperti. Con le immagini di Roberto Bolle che balla il rock, del supershow di Renato Zero e di Cristina D’Avena che canta i “Puffi”, si è conclusa la kermesse baciata da ascolti che non si vedevano da anni e dilagata dal piccolo schermo ai social network.
È stato il Sanremo delle trasformazioni di Virginia Raffaele, sabato per la prima volta nei panni di se stessa, con spacco vertiginoso e bottoni arcobaleno; della bellezza e dolcezza di Madalina Ghenea e della sorpresa Gabriel Garko, bravo a far virare l’immagine di sè da valletto impacciato a presentatore autoironico. Colpo di scena della gara il ripescaggio, grazie al televoto, di Irene Fornaciari, poi nella classifica finale in ultima posizione. La gara è stata l’occasione per riascoltare anche “Cieli immensi” di Patty Pravo, che ha vinto il premio della critica Mia Martini. Un in bocca al lupo agli artisti è arrivato dal trio del Volo, vincitore dello scorso anno, in collegamento da New York.