Gosling è Armstrong, l’anti-eroe sulla Luna

La Mostra del cinema di Venezia apre con First Man. Sette minuti di applausi per Sulla mia pelle, storia di Stefano Cucchi
LIDO DI VENEZIA. Sette minuti di applausi e qualche lacrima alla proiezione ufficiale ieri sera di Sulla mia pelle diretto da Alessio Cremonini, selezionato come film d'apertura della sezione Orizzonti alla 75ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. In sala tutto il cast del film che racconta la tragica e ancora aperta vicenda di Stefano Cucchi e la sorella Ilaria (interpretata da Jasmine Trinca)che ha lungamente abbracciato commossa Alessandro Borghi, Stefano nel film.
E tra rumori di ferraglia nello spazio, tecnologia vintage, claustrofobia, orgoglio americano e un inedito anti-eroe astronauta, forse anche troppo distaccato verso moglie e famiglia, arriva al Lido First Man (Il primo uomo), film che ha aperto la Mostra di Venezia. Diretto da Damien Chazelle (La La Land) interpretato da Ryan Gosling, Jason Clarke e Claire Foy e prodotto dalla Universal Pictures che lo distribuirà dal 31 agosto, il film racconta la storia piena di ostacoli della missione Nasa per far sbarcare un uomo sulla luna, Neil Armstrong, seguendo la sua vita dal 1961 al 1969.
Un film serrato e dallo stile classico quello di Chazelle – scritto dal premio Oscar Josh Singer (Spotlight) e tratto dal libro di James R. Hansen – che il regista riconosce diverso dai suoi precedenti: «In genere», dice, «ho lavorato su storie che mi appartenevano di cui avevo esperienza, ma non in questo caso». «Ho avuto tanto aiuto dai figli di Armstrong e dalla moglie e ho parlato con tante persone che lo conoscevano», racconta Gosling. «Ho scoperto che era umile e introverso e così ho cercato di rispettare il più possibile il suo carattere».
Insomma per l’attore canadese «più che un eroe americano, Armstrong resta un eroe dell’umanità, una persona umile che al ritorno dalla Luna ha con grande generosità spostato l’attenzione dei media da se stesso alla 400 persone, tecnici e scienziati, che hanno permesso la sua impresa e di cui era solo la punta dell’iceberg». Sulla claustrofobia del film spiega Chazelle: «Nasce dal fatto che ho realmente visto quelle navicelle e mi sono reso conto di quanto fossero piccole. Ho cercato così di far sentire quel vuoto nero in cui si muovevano tutti gli astronauti e anche il fatto che si muovessero su una specie di lattina volante».
Il regista conferma poi la verità di una scena clou del film in cui si vede un Armstrong costretto dalla moglie, prima della sua missione, a parlare ai figli della possibilità di un suo non ritorno: «Sì ho messo questa scena perché trovavo importante che il film tenesse conto anche di ciò che vivevano e provavano le persone che restavano sulla terra». In conferenza stampa c’è anche l'attrice Claire Foy, perfetta nel ruolo della moglie di Armstrong autorevole e affettuosa, che su quella scena dice:«Era un modo di onorare il fatto che per i due figli maschi Armstrong non era certo un astronauta, ma solo il padre che avrebbero potuto perdere. Volevamo essere rispettosi di quello che era successo e che mi aveva confermato la stessa moglie dell'astronauta. Perché una cosa va detta», conclude, «la sua famiglia ce lo ha consegnato in mano».