Guanciale e Montanari: in scena vittima e carnefice

I due attori protagonisti di “L’uomo più crudele del mondo” di Davide Sacco Due appuntamenti sabato alle 21 e domenica alle 17.30 al Marrucino di Chieti
CHIETI. «Fino a dove può spingersi la crudeltà dell’uomo? Qual è il limite che separa una brava persona da una bestia? A cosa possiamo arrivare se lasciamo prevalere l’istinto sulla ragione?». Queste le domande che hanno guidato il regista Davide Sacco durante la stesura del testo e nella direzione dello spettacolo L’uomo più crudele del mondo, che sabato (ore 21) e domenica (ore 17.30) sarà di scena al Teatro Marrucino di Chieti. Protagonisti l’attore marsicano Lino Guanciale e Francesco Montanari. Lo spettacolo rientra nel cartellone della Stagione di Prosa del Marrucino, diretta da Davide Cavuti.
L’uomo più crudele del mondo ha fatto registrare da tempo il tutto esaurito, seguendo la scia dei precedenti appuntamenti proposti. Il sipario si apre su una stanza spoglia, in un capannone abbandonato. Alla scrivania è seduto Paul Veres, interpretato da Guanciale. Proprietario della più importante azienda produttrice di armi in Europa, si è guadagnato la fama di uomo schivo e riservato. Davanti a lui c’è un giovane giornalista di una testata locale, cui presta il volto Montanari, pronto a intervistarlo, «ma la chiacchierata», recitano le note di presentazione dello spettacolo, «prende subito una strana piega». Veres, infatti, chiederà al giornalista: «Lei crede che si possa andare avanti dopo questa notte… lei crede che questa vita domani mattina sarà la stessa che viveva prima?». Un susseguirsi di dialoghi serrati porterà a far emergere le personalità dei due personaggi e il loro passato, fino al finale «che ribalterà ogni prospettiva».
Le scene sono di Luigi Sacco, le luci di Andrea Pistoia con l’organizzazione di Ilaria Ceci. Lo spettacolo è prodotto dalla Fondazione Teatro di Napoli, LVF e Teatro Manini di Narni.
L’intento, spiega Davide Sacco, è scuotere lo spettatore: «Volevamo che il pubblico fosse costantemente destabilizzato e non avesse certezze, che si calasse con i personaggi in un viaggio in cui il rapporto tra vittima e carnefice è di volta in volta messo in discussione e ribaltato. La “feccia” di cui parlano i protagonisti non è visibile nella scena, fatta essenzialmente di luci fredde e asettiche, ma deve emergere gradualmente fino al finale, in cui speriamo che il titolo dello spettacolo possa diventare nella testa degli spettatori non più un’affermazione ma una domanda per riflettere sulla natura del genere umano».
L’“Incontro con gli artisti” è in programma domenica alle 12 nel Foyer del teatro. La stagione di Prosa proseguirà con Ambra Angiolini e Arianna Scommegna, il 22 e il 23 aprile, sul palco del Marrucino con lo spettacolo Il nodo.

