Hackett: torno a Pescara con l’eredità dei Genesis

30 Maggio 2017

Il chitarrista della band inglese sarà in concerto il 7 luglio al Teatro D’Annunzio «Peter Gabriel mi voleva con lui in una reunion, ma gli altri tre si sono sfilati»

«Mi piace molto l’Italia e adoro l’idea di tornare a suonare a Pescara per la terza volta. Tanto che, a luglio, porterò con me anche mia madre che ha 87 anni e ama il vostro paese come me».
La terza volta a Pescara di Steve Hackett ha una data e un luogo: il 7 luglio, il Teatro D’Annunzio. E’ lì che Hackett, 67 anni, inglese di Pimlico, chitarrista e membro fondatore dei Genesis, si esibirà con una sua band in un concerto che mischia i classici del suo gruppo di origine e pezzi tratti dai suoi album solistici, da Voyage of the Acolyte del 1975 all’ultimo The Night Siren del 2017. Con lui sul palco del Teatro D’Annunzio ci saranno alle tastiere Roger King, alla batteria, percussioni e voce Gary O'Toole, al sax, flauto e percussioni Rob Townsend, al basso Nick Beggs, e alla voce Nad Sylvan.
Ma la vera attrazione sarà lui, Hackett, che non indossa più gli ingombranti occhiali da miope degli anni d’oro dei Genesis ma quei tempi li ricorda ancora con piacere in questa intervista esclusiva al Centro.
Come mischierà, in concerto, i vecchi pezzi della band con quelli dei suoi album solistici?
Facciamo un’ora tutta di brani tratti dai miei dischi solistici, anche perché l’ultimo, The Night Siren, è stato un successo in Gran Bretagna, Olanda e Germania. E il resto, un’ora e mezza, è dedicato a pezzi dei Genesis. Stiamo celebrando il 40esimo anniversario di Wind & Wuthering, l’ultimo album di studio che ho inciso con loro. Facciamo alcuni brani di quel disco e altri tratti da A Trick of the Tail, Foxtrot, Nursery Cryme e Inside and Out. Le versioni che facciamo sono molto simili ai pezzi originali, anche se li sviluppiamo un po’. Oggi il suono delle band dal vivo è enormemente migliorato e anche i musicisti sono, in media, tecnicamente migliori di quelli di un tempo.
Lei si esercita ancora con la chitarra?
Sì, sempre. Ho appena suonato al Palladium di Londra e la mattina del giorno del concerto l’ho passata a esercitarmi per due ore. Se poi ci aggiungi una mezz’ora di soundcheck e due ore e mezza di concerto, fanno un totale di cinque ore in un giorno.
E’ sempre così, anche a 67 anni?
Per me non è inusuale suonare così tanto. Mi piace farlo. La vita, poi, è così corta che tanto vale divertirsi a fare quello che ci piace, che nel mio caso è suonare la chitarra. Le mani sono ancora buone e le orecchie pure (ride ndr).
Perché lasciò i Genesis?
Per essere più autonomo. Volevo lavorare con altre persone per sviluppare le mie idee, e non era possibile farlo con i Genesis, perché Tony (Banks ndr) e Mike (Rutherford ndr) non volevano che iniziassi una carriera solistica. Il successo del mio primo album fu uno choc per loro. Erano gelosi del mio tempo, del fatto che non lo dedicassi interamente al gruppo.
Lei non condivideva la svolta pop dei Genesis, l’abbandono del progressive rock?
Non era questa la ragione del mio abbandono. Il motivo fu il successo dei primi singoli tratti dal mio album d’esordio.
In che rapporti è rimasto con gli altri della band?
Mi cercarono nel 2005 e dissi che ero disponibile. Ma era un tentativo non serio di reunion. Poi, due anni dopo, hanno deciso di riformarsi come trio, senza di me e Peter Gabriel. La nostra era una band piena di talento ma molto competitiva al suo interno. Personalmente onoro i dischi di quella che considero la formazione classica dei Genesis, con i pezzi scritti insieme a Peter Gabriel. Quelle canzoni sono ancora molto preziose per me, anche se gli altri tre (Rutherford, Banks e Phil Collins ndr) sono molto tiepidi verso quei lavori. Era il periodo in cui la band era al suo apice. La musica prodotta in quegli anni non morirà mai.
Ritornerebbe a suonare con loro in una reunion dei Genesis?
Sì, ma solo se lo vogliono anche loro.
Chi non la vuole?
Gabriel mi voleva per fare una riedizione, in concerto e come musical, di The Lamb lies down on Broadway. Poi Tony si è sfilato e non se n’è fatto più nulla. Al momento, quindi, una reunion è possibile ma improbabile.
Qual è il suo disco da isola deserta?
Sgt. Pepper’s Lonely Heart’s Club Band dei Beatles, che dal punto di vista delle liriche è meraviglioso. E se posso aggiungere un’altra cosa, dico: tutti i dischi di Jimmy Webb.
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