«Ho il coraggio di dire che ormai sto morendo...»

29 Maggio 2016

FIRENZE. «Sto andando via, lo so benissimo. Lo so e lo sento, e non me lo nascondo». Aveva risposto così Giorgio Albertazzi nella sua ultima intervista, apparsa il 15 maggio sul settimanale di Qn,...

FIRENZE. «Sto andando via, lo so benissimo. Lo so e lo sento, e non me lo nascondo». Aveva risposto così Giorgio Albertazzi nella sua ultima intervista, apparsa il 15 maggio sul settimanale di Qn, “Il Piacere della lettura”.

«Ho il coraggio di dire che sto morendo. Perché, non è la verità? Non giriamoci intorno, dai. Che vuoi che sia. Io non ho paura e non è una cosa strana. Semplicemente la mia vita è alla fine. Sto su questa sedia, ho l'età e non ho forze. Non ho bisogno di medici che me lo dicano. Non ho bisogno di farmaci che mi illudano. La vita è fatta così. Inizia e poi finisce».

»Non credo», aveva detto alla giornalista Titti Giuliani Foti, «che di là ci sia il vuoto assoluto. Il bello della vita è anche la certezza di non sapere cosa c'è dall'altra parte. Nessuno è mai tornato dal quel posto, e se è tornato non è nei nostri sensi e non lo abbiamo capito. Mi capita di pensare spesso, ostinatamente a mia madre come una presenza benigna e affettuosa. A volte ho come l'impressione di avere dei segnali quando non me l'aspetto».

Albertazzi si era fatto intervistare nella sua casa in Maremma. Aveva parlato del sogno di mettere in scena Giulietta e Romeo «interpretato da due vecchi», lui e Valeria Valeri «per farlo alla rovescia e in qualche modo iniziare dalla fine. Esiste qualcosa di meglio dell'età matura per studiare i sentimenti? I vecchi hanno un po’ capito la vita, non tanto ovviamente. Ma un po’ sì. Forse per potersene andare con serenità, consapevolezza e amore».

«Non ho voglia e sono stanco», aveva risposto alla domanda su un nuovo testo. «E non mi va di cantare le lodi di una prestanza che non ho più, né di negare la decadenza che avanza, o santificare la potenza dell'uomo, come se avere un certo potere intellettuale sterilizzasse tutto. Ho già abbandonato etica ed estetica, miseria e nobiltà, crimini e misfatti».

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