I 70 anni della Rivista Abruzzese in un convegno oggi a Chieti

CHIETI. Testimone del tempo, lungo tutto l’arco del dopoguerra. Questa è stata la Rivista Abruzzese, il periodico lancianese che, oggi, festeggerà i suoi 70 anni con un convegno (inizio alle ore 10)...
CHIETI. Testimone del tempo, lungo tutto l’arco del dopoguerra. Questa è stata la Rivista Abruzzese, il periodico lancianese che, oggi, festeggerà i suoi 70 anni con un convegno (inizio alle ore 10) nella sala conferenze della facoltà di Lettere dell’università d’Annunzio di Chieti.
La Rivista Abruzzese vide la luce nel 1948, ad opera dell’intellettuale Francesco Verlengia. Riprese il titolo di un periodico pubblicato all’inizio del secolo a Teramo, con il quale collaborò a lungo anche Giacinto Pannella e che chiuse i battenti nel 1919. Nel 1964 fu rilevata dall’antropologo Emiliano Giancristofaro che ne fu anche lungamente il direttore. Nel 2000 la direzione passò alla figlia di Emiliano, Lia Giancristofaro, anche lei antropologa che la dirige tutt’ora. La Rivista Abruzzese si è sempre caratterizzata per il formato e per l’immagine austera, completamente in bianco e nero, senza cedere alle mode del momento. Questione di costi, ma anche l’intenzione di sottolineare la visione alternativa che è alla base dei contenuti.
Numerose le firme di intellettuali di valore che hanno scritto su di essa. Da Cirese ad Elena Croce; da Alfonso Di Nola a Raffaele Colapietra; da Profeta ad Eide Spedicato Iengo. La Rivista Abruzzese ha seguito con attenzione gli eventi che hanno caratterizzato i cambiamenti nella regione nel secondo dopoguerra (dall’evoluzione dei costumi allo sviluppo economico), sempre cercando di inserire gli eventi locali nei filoni nazionali e internazionali, senza cedere al localismo ed al campanile. Alla base delle scelte editoriali anche la vicinanza alle battaglie che hanno caratterizzato l’Abruzzo in questi 70 anni. Dalla vicenda Sangrochimica alla battaglia per il capoluogo. Dalle vicende del Parco nazionale d’Abruzzo ai tempi della guida di Franco Tassi allo scandalo della discarica dei veleni di Bussi. Per finire con il problema della formazione della classe dirigente in una regione dove due giunte regionali sono state spazzate via da inchieste della magistratura. Altro tema fondante degli scritti pubblicati sulla “Rivista trimestale di cultura”è l’antropologia con in bella evidenza gli articoli di Alfonso M. Di Nola. «Ci interessava e ci interessa», spiega Emiliano Giancristofaro, «che in Abruzzo tutte le espressioni culturali possano avere dignità pari al valore della proposta che evidenziano. In questo, l’analisi di Di Nola sulle culture subalterne ci è stata di grande aiuto».
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