I Bei sogni di Bellocchio

13 Maggio 2016

Il regista a Cannes con il film tratto dal libro di Gramellini

CANNES. «Ho intravisto nella sua storia qualcosa che mi apparteneva profondamente», dice Marco Bellocchio che ha aperto, ieri, la Quinzaine des Realizateurs al Festival di Cannes, con “Fai bei sogni” che ha avuto a Cannes una bella accoglienza. È il regista di un film che è tratto da un omonimo bestseller di Longanesi scritto dal giornalista Massimo Gramellini. «Ciascuno», prosegue il regista, «ha le proprie sensibilità e io non voglio contrappormi, ma da giovane hai bisogno di stare vicino alle tue storie, ai tuoi personaggi, spesso al confine con la tua biografia, la maturità ti dà il vantaggio di scoprire cose tue anche in vicende apparentemente lontanissime. Per questo mi assumo tutta la responsabilità».

La storia del protagonista Massimo, da quando è un bimbetto di pochi anni che studia sul tavolo in cucina coccolato dallo sguardo amorevole della giovane mamma fin quando diventa affermato giornalista, trovando nel dialogo quasi sentimentale con i lettori un proprio ondivago, faticoso percorso di elaborazione del lutto per quella figura materna mancata troppo presto e in circostanze che scoprirà drammatiche, è fatta propria da Bellocchio. «Il fascino di questo progetto nel quale sono stato coinvolto dal produttore Beppe Caschetto sta nella bipolarità: non c'entro nulla e al tempo stesso è una storia vicina».

La figura centrale della madre è, volendo, un trait d'union. «La famiglia, la madre, la casa, gli interni sono temi che mi hanno sempre interessato. Io non avevo letto il libro. Per me il punto di partenza e forse di arrivo era la perdita della madre, una madre complementare a quella del mio primo film, “I pugni in tasca”, che veniva addirittura buttata in un burrone, era una madre che non dava niente, questa di “Fai bei sogni” è il contrario».

Relazioni familiari complesse, «perché una mamma che si ama e una famiglia in cui si sta tutti bene», come auspica Valerio Mastandrea, il Massimo di “Fai bei sogni”, «non è possibile, non ne ho mai conosciuta una e al cinema non funzionerebbe, perché io voglio che i miei personaggi non vivano un pessimismo passivo ma tentino perlomeno», dice il 76enne regista, «di cambiare le cose».

Nel cast ci sono tra gli altri anche Guido Caprino (il padre di Massimo che lo inizierà alla passione per il calcio e il Torino), Berenice Bejo, Barbara Ronchi. Ad un certo punto la strada del protagonista è quella del giornalismo e il ritratto di Bellocchio è decisamente cinico, «è una professione tragicamente superficiale. Io ho bisogno di andare a fondo, lo sguardo della stampa è sempre sull'attualità e molto spesso sulla prima cosa che viene in mente di scrivere».

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