I conti con la vita di vittime e carnefici

9 Gennaio 2022

Il saggista giuliese Galantini in libreria con il romanzo “Ha assenze la notte”

PESCARA. È un racconto di esistenze la prima prova narrativa, intitolata “Ha assenze la notte” (Il viandante) di Sandro Galantini (1964) storico, giornalista, saggista che vive e opera a Giulianova; racconto condotto narrando le vicende di due giovani ventenni, di condizione socioeconomica diversissima.
Il primo – il protagonista Rocco Sparano – è proletario, meridionale lavora come guardia giurata, costretto dalla povertà ad abbandonare gli studi (orfano di padre, ha una madre invalida che si mantiene con lavoretti da sarta) e nel 1998 rimane gravemente offeso in un attentato dinamitardo, perdendo un occhio e la corretta articolazione di una gamba. Responsabile dell’attentato è il secondo personaggio, Carlo Valmandra Bolognesi, studente universitario un po’ più giovane, appartenente alla buona borghesia milanese. Sono vite parallele e opposte, le loro. Ed entrambe segnate dalla sorte perché se il primo è involontaria vittima del secondo, questi è a sua volta vittima di un cattivo maestro, un professore che l’ha istradato all’eversione criminale, agli attentati e dal quale comincerà a prendere le distanze proprio per la parziale, sopravvenuta consapevolezza del male fatto; rinnegherà il passato da terrorista, ma senza la forza di denunciare se stesso e continuando dunque ad appartenere, anche grazie a protezioni nella magistratura quando la giustizia sembrerà lambirlo, al mondo di privilegi di cui è espressione.
Passano gli anni, Rocco trova un posticino grazie alla legge sul collocamento obbligatorio delle vittime del terrorismo, riprende a studiare, ma la perdita della madre, in una esistenza già così provata, lo segna ulteriormente, portandolo vicino alla depressione. A questo punto accade qualcosa – che si lascia ai lettori di scoprire – in grado non di riannodare le fila di un comune destino tra i due, che non si conoscono, ma di porli in una inconscia contiguità.
Qui la narrazione di Galantini si solleva dalla sfera storica a quella d’incidenza del kharma, rivelando una passionalità nel descrivere questi personaggi che, nella positività e nella negatività, ha amato, come si vede dallo sforzo di tratteggiarli psicologicamente. Certo un transfer personale si coglie negli anni in cui la vicenda è ambientata, quando Galantini aveva quasi la loro stessa età: fa dunque i conti con un mondo che ha osservato direttamente, con gli occhi di quando era ragazzo, e rispetto al quale la successiva perizia di storico gli consente di giocare bene la carta forse più pericolosa di tutto il racconto, cioè la persistenza del terrorismo nel 1998 e oltre, in un periodo dunque diverso dal canonico contesto degli anni Settanta. Ma, come si diceva, questi sono ritratti fissati “a encausto”, dove la freddezza dello storico cede il passo, con la libertà propria dell’inventiva, alla descrizione di esistenze drammatiche, sotto il segno di uno sfuggente destino.