I graffi della memoria: ecco “Le Cose abitate”

23 Ottobre 2021

Sul palco del Teatro Zeta all’Aquila stasera la piéce di Monica Luccisano che racconta il difficile strappo dalle radici

L'AQUILA. Entra nel vivo la 16ª stagione teatrale “Volo Libero 2021/2022 al Teatro Zeta all’Aquila. Il primo appuntamento – stasera nella struttura in via Rodolfo Volpe a Monticchio – vede in scena la compagnia Associazione Baretti di Torino con “Le Cose abitate”, testo e regia di Monica Luccisano con Olivia Manescalchi e Federico Tolardo, scena di Nathalie Deana, musiche di Stefano Somalvico, luci e audio di Alberto Giolitti, direzione tecnica di Alberto Giolitti ed Eleonora Sabatini.
Un fratello e una sorella si ritrovano nella vecchia casa di famiglia dopo il funerale del padre. In quel luogo ora non c’è più nessuno: la madre era morta già alcuni anni prima. Le stanze risuonano vuote. Delle proprie radici sembra non restare più nulla. Eccetto le cose che sono state un tempo abitate. E da quegli oggetti, dalle “cose abitate”, scaturiscono ricordi, parole, atmosfere, ma anche contrasti, incomprensioni, reticenze. Tutto galleggia in un sentimento confuso tra amore viscerale e rancore dalle radici lontane. Un legame che scava nel passato, e nel presente. Nel loro dialogo, che smaschera e denuda, Giulia e Carlo sono come attratti in un mondo parallelo. Precipitano in un loop psicologico, rivivendo continuamente la stessa situazione: un incubo da cui non riescono ad uscire.
Entrambi serbano rancore per un episodio del passato che pareva sepolto, entrambi rivelano una condizione di disagio sempre provata rispetto agli altri membri della famiglia. Entrambi si svelano fragili e forti, si smascherano a vicenda, si scontrano, si incontrano. Dinamiche di un legame di sangue che non può o forse non vuole spezzarsi. Intanto le cose continuano a rimandare ricordi, come in un assalto delle emozioni: la tazza sbeccata, il ventilatore di papà, il vecchio televisore, il ventaglio di mamma. Sono le cose che restano, le “cose abitate” a dirci quello che siamo.
Il cartellone del Teatro Zeta di Monticchio riprenderà poi giovedì 4 novembre, quando sul palcoscenico ci sarà “Certi di Esistere”, scritto e diretto da Alessandro Benvenuti che però non andrà in scena. Sabato 13 novembre poi, la compagnia Teatro Scientifico di Verona porterà in scena “Clitemnestra”, di Marguerite Yourcenar, diretto e interpretato da Isabella Caserta e Jana Balkan. Uno spettacolo che si pensava inizialmente di portare ai Cantieri dell’Immaginario la scorsa estate, ma poi la presenza in quel cartellone estivo del monologo di Luciano Violante, ispirato alla stessa figura classica, ha spinto il Teatro Zeta a riservarlo per la programmazione autunno/inverno. Giovedì 25 novembre infine spazio a una drammaturgia di Lelio Lecis del romanzo di Dino Buzzati “Il deserto dei tartari”. Gli appuntamenti proseguiranno fino a marzo.