I Low a Milano: «Il nostro rumore per raccontare il mondo»

MILANO. Una scrittura impulsiva, un suono abrasivo e un immaginario oscuro, per trovare una nuova via musicale e raccontare il presente: dopo 25 anni da leggende del rock alternativo americano, i Low...
MILANO. Una scrittura impulsiva, un suono abrasivo e un immaginario oscuro, per trovare una nuova via musicale e raccontare il presente: dopo 25 anni da leggende del rock alternativo americano, i Low cambiano pelle nel disco “Double Negative”, uscito il 14 settembre. In attesa dell'arrivo a Milano per una data al Teatro Dal Verme il 5 ottobre, il chitarrista e cantante Alan Sparhawk ha parlato di come l'attualità abbia influito sull'album, il più politico da “Drums and Guns”.
«Per “Double Negative” intendiamo che il nostro modo di reagire agli eventi negativi è altrettanto negativo: questo ci faceva riflettere. Forse bisogna essere positivi, come dice qualcuno, ma devi anche rendere onore a quella reazione spontanea, e non è detto che due negativi non facciano un positivo», spiega Sparhawk. Lungi dall'essere una cronaca, l'attualità è un diverso spunto per scavare nel profondo: «Ho imparato che se non pensi troppo al processo e ti fidi di quello che emerge, di solito questo riflette ciò che ti circonda. Anche quando la musica può sembrare una fuga, è sempre un riflesso di quel che stiamo vivendo».
La poetica del frammento dei Low assume nuovo senso nell'era della post-verità: «Ora che non possiamo fidarci molto della comunicazione, forse dobbiamo imparare a parlare con un linguaggio più profondo». L'ermetismo viscerale del trio di Duluth, Minnesota trova inoltre un'estetica coerente, fondata sul rumore, il disturbo, la destrutturazione, con loop ritmici, synth distorti, effetti vocali e giochi di missaggio che portano tensione nel loro sound ipnotico. «Noi andiamo a cicli, a volte siamo più quieti, altre volte più aggressivi: abbiamo sempre cercato di esplorare le possibilità della musica».
E per queste nuove sperimentazioni elettroniche e noise - ammette Sparhawk - è stato fondamentale il ritorno di BJ Burton (Bon Iver), già produttore del precedente “Ones and Sixes”. Pure tra gli assalti sonori, comunque, c'è un momento di quieta malinconia nel brano “Dancing and Fire”: «Ero incerto se inserirla, ma una volta assemblato il disco abbiamo notato che la prima parte era molto aggressiva e forse serviva una pausa per poi ripartire, per creare un flusso».
Dal vivo, sarà però un'altra storia: «Eseguiremo quasi tutto il disco, ma non ne replicheremo il sound. Non credo che il pubblico voglia vederci schiacciare bottoni e girare manopole: magari un giorno, per qualche data, ma non in questo tour».
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