I luoghi dell’anima nei versi di Barone

Il giovane poeta pescarese pubblica “Il giuramento sulla città”
PESCARA. Qualcuno ha scritto che il modo in cui si fa poesia a vent’anni è irripetibile perché nessuna altra età della vita sarà attraversata dalla stessa ormonalità, per fortuna non trattenuta anche quando una naturale perizia potrebbe imporre le sue leggi, fungendo da freno.
Così appaiono vive, sincere e immediate le poesie del giovane Fabio Barone di Pescara, giornalista con studi in Lettere, nel volume “Il giuramento sulla città”, edito da Capire Edizioni per Carta Canta (Forlì, 2021, p.71, € 10, collana I Passatori/Contrabbando di Poesia, curata da Davide Rondoni). I luoghi, dell’anima, oltre che della vita fisica, ispirano il poeta, ad esempio nella rappresentazione di corso Umberto a Pescara: «La folla è nell’ora in cui cammina/ assopita su e giù come una staffetta, / cullata dalla polvere di sonnifero/ che esala dal calpestio sulla strada»; o del pontile di Francavilla al Mare: «Senti come al pontile di Francavilla/ prima del tramonto si sporgono/ quelli a ridosso del mare, chi corre/ e un attimo si arresta ad ammirare il lilla/ sul corpo elettrico dell’orizzonte dietro/ la petroliera, così io, come una bandiera / sul molo del porto perso di fronte / a quel prepotente annuncio». C’è il body electric di Whitman, ma c’è anche la fourmillante cité, la brulicante città di Baudelaire in questi versi, perché Fabio Barone è un buon captatore delle atmosfere simboliche che si levano dai luoghi abitati dall’uomo; e per scriverne predilige la frase poetica lunga (descrittiva e per fortuna affrancata dall’ermetismo che affligge tanti poeti), coltivando anche la metrica: «Soffia un vento d’autunno sulle dita/ spoglie dei rami, un tempo giallo/ caduto sulle spalle dell’asfalto, ora/ che lo spazio è aperto per l’annuncio/ di figli sospesi l’autobus passa, divide/ la strada a metà, gli occhi feriscono e/ d’improvviso non so più cosa vuol dire oggi». Ma non sono solo paesaggi urbani o stagioni a ispirarlo, a volte sono il ricordo, la riflessione, la contemplazione della natura, come nella bella poesia intitolata “Settembre”: «Torna così settembre/ lo sa il bambino che corre a saltare/ in una pozza, ora che l’eternità/ in lui sobbalza come un ubriaco/ con la bottiglia in mano».