I Nobel per la Letteratura a Handke e Tokarczuk

Lo scrittore austriaco vincitore in Abruzzo dei premi Flaiano, Scanno e NordSud L’autrice polacca: «I libri sono un epitaffio a un mondo aperto che non c'è più»
I premi Nobel per la Letteratura 2018 e 2019 sono stati assegnati, ieri, rispettivamente a Olga Tokarczuk e a Peter Handke. Tokarczuk è polacca e ha ricevuto il Nobel «per la sua immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta il superamento dei confini come una forma di vita». Handke è austriaco ed è stato premiato «per il suo lavoro influente che con abilità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana». Quest’anno i premi Nobel per la Letteratura sono due, perché è stato assegnato anche quello del 2018, che l’anno scorso non era stato annunciato per il caso di molestie sessuali che aveva coinvolto l’Accademia svedese che seleziona i vincitori.
Peter Handke è nato a Griffen, in Carinzia, il 6 dicembre del 1942 da padre austriaco e da madre slovena. Il suo rapporto con l’Abruzzo è segnato da tre premi ricevuti. Nel 1992 il Premio Flaiano a Pescara per il romanzo “L’assenza“. «Sfilano così nel tempo, a Pescara, le eccellenze di cui il Flaiano si è fatto portatore, chiamando in causa annualmente scrittori di indiscussa importanza e protagonisti del mondo culturale mondiale, alcuni dei quali insigniti successivamente del Premio Nobel come Seamus Heaney, Josè Saramago, Derek Walcott, Imre Kertesz, Jean Marie Le Clézio, Wole Soynka, Dario Fo, Alice Munro ed oggi Peter Handke», ha commentato Carla Tiboni, presidente dei Premi Internazionali Flaiano. Sempre a Pescara, nel 2009, lo scrittore ha ricevuto il Premio NordSud della Fondazione PescarAbruzzo. Infine, nel 2016, lo scrittore austriaco ha ricevuto il Premio Scanno donando metà del compenso alle popolazioni colpite dal terremoto del 24 agosto di quell’anno.
Handke, che vive in Francia a Chaville, più volte nella lista dei favoriti al Nobel ,si è sempre distinto per il suo spirito polemico, tanto da continuare a ripetere «la narrativa è eterna, ma forse è vero, il romanzo è morto». Ma anche per aver chiesto di abolire il premio stesso. Nel 2014, in occasione dell'assegnazione del Nobel per la Letteratura al francese Patrick Modiano, dopo aver dispensato grandi complimenti al collega, si espresse con parole molto dure nei confronti del Premio e propose anzi di abolirlo. «Modiano è davvero un autore notevole con un'opera unica», affermò, aggiungendo che il riconoscimento, con la sua «falsa canonizzazione» della letteratura, non porta nulla di buono. «Il Premio Nobel andrebbe finalmente abolito», disse Handke in una dichiarazione all'agenzia austriaca Apa. Secondo lo scrittore austriaco, autore di romanzi “Prima del calcio di rigore”, “Breve lettera del lungo addio”, “Infelicità senza desideri”, il Nobel porta «un momento di attenzione, nelle pagine dei giornali», ma per la lettura non porta nulla. Handke aveva ammesso che l'essere stato inserito nella rosa dei candidati al Nobel non lo aveva lasciato indifferente: «Certo che ti prende, ti infastidisce, e allora ti infastidisci con te stesso perché ci pensi: è una cosa così indegna e al contempo si diventa per un po’ se stessi indegni».
La madre di Handke morì suicida nel 1971, evento che ha segnato la sua vita, poi raccontato nel libro “Infelicità senza desideri”. Ha studiato giurisprudenza all'Università di Graz, ma senza mai laurearsi sia per il suo spirito critico sia per l'impegno precoce nella letteratura, nel teatro, poi con racconti, romanzi, saggi, poesie e diari. Nel 1966, a soli 23 anni, l'opera “Insulti al pubblico” rese famoso Handke. Per il cinema, “Il cielo sopra Berlino” è nato dalla collaborazione con Wim Wenders che ha anche tratto un film dal suo romanzo “Prima del calcio di rigore”. Nel 1966 si è trasferito a Princeton, negli Stati Uniti, da dove è tornato in Europa per dedicarsi alla letteratura. Handke suscitò scalpore per il suo schierarsi apertamente a favore della Serbia durante la guerra serbo-bosniaca.
Olga Tokarczuk, originaria di Sulechów, vicino a Zielona Góra, dove è nata il 29 gennaio 1962, è una delle scrittrici polacche più famose della sua generazione ed è una grande viaggiatrice.
Poetessa oltre che narratrice, con il romanzo “I vagabondi”, pubblicato in Italia da Bompiani, è stata la prima polacca a vincere l'International Man Booker Prize nel 2018. «Oggi il libro è una sorta di epitaffio a un grande mondo aperto che non c'è più. Non parlo infatti di immigrati, perché è stato scritto sulla soglia del grande cambiamento», racconta la scrittrice. In Italia sono usciti tra l'altro per la casa editrice E/O “Dio, il tempo, gli uomini e gli angeli” pubblicato poi da Nottetempo con il titolo “Nella quiete del tempo” e per l’editore Fahrenheit 451 “Casa di giorno, casa di notte”. Laureata in psicologia, si considera una discepola di Carl Gustav Jung e la sua formazione si riflette nelle sue opere.
La Tokarczuk ora è impegnata a scrivere un «romanzo epico» dedicato ai luoghi in cui vive, la Bassa Slesia. (g.d.t.)
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