I Tempi e le Luci della città di Teramo vanno in mostra

25 Giugno 2017

TERAMO. Quattro nomi affermati della fotografia, Maurizio Anselmi, Armando Di Antonio, Marco Divitini, Giampiero Marcocci sono protagonisti con i loro scatti della mostra “Teramo: Sguardi d’autore...

TERAMO. Quattro nomi affermati della fotografia, Maurizio Anselmi, Armando Di Antonio, Marco Divitini, Giampiero Marcocci sono protagonisti con i loro scatti della mostra “Teramo: Sguardi d’autore - Tempi e Luci sulla Città”, in programma nel capoluogo aprutino dal 30 giugno (inaugurazione alle ore 19). L’esposizione sarà allestita nella sala sotterranea di piazza Garibaldi, dove resterà fino al 15 ottobre. Organizza il Comune in collaborazione con la casa editrice Ricerche&Redazioni, e con il contributo di Fondazione Tercas e Consorzio Bim. Ognuno dei quattro autori teramani, tutti impegnati nella fotografia di ricerca, proporrà il suo sguardo sulla città. Ne verrà fuori un ritratto teramano composito, segnato dalle diverse sensibilità e curiosità nonché dai diversi strumenti e supporti. Nel corso della presentazione di ieri nella sala ipogea, insieme a Caterina Provvisiero ed Enrica Salvatore, rispettivamente assessora alla Cultura e presidente della Fondazione Tercas, i fotografi (assente solo Divitini) hanno spiegato il loro approccio.
«La fotografia è un linguaggio e quindi si presta a visioni e letture personali», ha detto Maurizio Anselmi. «Mi sono interessato a lungo al paesaggio montano, qui mi interesso al paesaggio urbano, la città con le sue complessità e contraddizioni, bellezze e bruttezze, ritratta senza l’elemento umano, attraverso fotografie scattate all’alba o a Ferragosto». Si tradurrà in un’installazione “partecipativa”, da cui il visitatore potrà staccare e portare con sé una piccola porzione, lo sguardo d’autore di Giampiero Marcocci: «Il mezzo fotografica è un mezzo che non mente. In questo caso ho lavorato con lo smartphone, scattando circa 600 istantanee a colori della città, durante lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta sia in centro che in periferia». Un confronto con la Teramo di una ventina di anni fa sarà suggerito dalle immagini di Armando Di Antonio: «Ho ripensato a un mio lavoro degli anni Novanta. Guardando dopo tanto tempo quei lavori mi sono meravigliato del mio sguardo di allora, filtrato dallo strumento analogico, con le stampe fatte in camera oscura. Teramo si vede, si riconosce, alcune cose sono cambiate, ma oggi è diverso la sguardo, condizionato dai nuovi mezzi digitali».
Di Marco Divitini, bresciano di nascita e teramano d’adozione, saranno esposte fotografie realizzate in bianco e nero con la tecnica dell’infrarosso, che trsfigura architetture e paesaggi in una dimensione onirica. L’allestimento della mostra è stato pensato su supporti diversi per ciascun autore: stampe fine art su passepartout per Di Antonio, pannelli espositivi per Anselmi e Divitini, stampa su carta per Marcocci.
Nel mese di luglio, a corredo della mostra, è previsto un incontro con i quattro autori e altri nomi della fotografia, in cui si parlerà anche del futuro museo della fotografia da far nascere, come suggerito da Armando Di Antonio, nei vecchi locali dismessi delle Ferrovie dello Stato.
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