I Totem di Spoltore a Mantova

Fino al 2 maggio mostra dell’artista lancianese alla Galleria Sartori “Antologica”
MANTOVA . Paolo Spoltore torna a Mantova. La galleria Arianna Sartori ha inaugurato sabato la mostra “Antologica” dello scultore lancianese, che espone per la quarta volta nella città dei Gonzaga dopo le personali degli anni scorsi, sempre nella galleria Sartori: qui infatti l’artista abruzzese è stato nel 2004 con “Naturalmente”, nel 2009 con “Totem. Presenze utopiche 2008” e nel 2011 con “Cuori pietrificati e Bestiario”.
Fino al 2 maggio si possono ammirare sculture e pannelli realizzati in pietra, legno, ferro e bronzo, che ripercorreranno il percorso artistico del maestro nato a Lanciano nel gennaio del 1946.
Nella città natale Spoltore ha avviato la propria formazione frequentando l’istituto d’arte Palizzi, e nel 1963 si è trasferito a Milano dove è entrato in contatto con la vita artistica di Brera e con i maestri dell’Accademia, in particolare con lo scultore Marino Marini che lo ha avvicinato all’amore per la scultura. Prima di rientrare a Lanciano, Spoltore in Lombardia ha lavorato anche a Pavia e Varese, dove intorno alla metà degli anni ’60 ha continuato la sua formazione artistica e culturale, sollecitato dai fermenti innovativi dell’arte informale.
Totem in legno, ferro e pietra accompagnano il visitatore nell’ultima mostra mantovana dello scultore, che nel suo studio nella campagna lancianese recupera attrezzi agricoli della civiltà contadina e pezzi meccanici. Una scelta che ha anche una prospettiva etica e non ignora l’emergenza ambientale, e in ogni caso trasforma una testimonianza del passato che arriva nel futuro attraverso la scultura: un assemblaggio di pezzi che testimonia il percorso di una civiltà, di un periodo storico della tecnologia che partendo dalla demolizione diventa ricostruzione. La sua ricerca plastica si appunta, da un punto di vista operativo, negli scarti industriali che, recuperati, vengono valorizzati in sculture composite e articolate con riferimenti mitici, zoomorfici o antropomorfici, ai quali viene conferito un aspetto simbolico ed evocativo. Un toro, un sole con all’interno una maschera, un ostensorio: con un linguaggio ricercato, attraverso catene, chiodi, viti o bulloni, Spoltore realizza forme sinuose e aggraziate, decorative e di grande potenza espressiva. Va oltre il dettaglio, cura senza essere estremamente ermetico, essenziale. La forma totemica più o meno si sviluppa prevalentemente in senso verticale, con tagli che ricorda l’arte africana, e, in qualche modo un certo stile picassiano, invece nella parte terminale della scultura, si caratterizza attraverso l’espressione, il racconto unico e irripetibile.
Spoltore stesso definisce le sue sculture «idoli contemporanei, la versione di un dio, ognuno ha il suo: c’è quello religioso, quello pagano. Il mito mi attira, mi affascina perché c’è sempre del mistero dietro ogni cosa, e io cerco di traslare il senso del mito nella realtà quotidiana per un fatto personale: viviamo nel contesto di un mondo dove tutto è frenesia, quindi mi porta al di là di queste realtà quotidiane pertanto vorrei volare più in alto». “Antologica” è aperta fino al 2 maggio dal lunedì al sabato 10-12,30 e 15,30 -19,30. (a.r.)
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