Iggy Pop: ora la mia droga è un buon bicchiere di vino

CANNES. I denti sono decisamente tutti rifatti - uno per la verità glielo ruppe a 20 anni un fan salito sul palco provocato dalla sua aggressività -, i capelli lunghi lisci, il viso scavato, il...
CANNES. I denti sono decisamente tutti rifatti - uno per la verità glielo ruppe a 20 anni un fan salito sul palco provocato dalla sua aggressività -, i capelli lunghi lisci, il viso scavato, il fisico asciutto come sempre l'ha avuto, la voce è roca, lo spirito c'è, l'energia è decisamente al di sopra della sua età. Avere davanti Iggy Pop, come accade al festival di Cannes, è guardare da vicino un mito del rock, quello dionisiaco, punk, rivoluzionario della fine degli anni '60 e al tempo stesso guardare un reduce. Oggi più che mai: è nato nel '47, il prossimo anno compirà 70 anni ed è un sopravvissuto di quella stessa pasta di talenti musicali che hanno fatto la storia del rock: è passato un secolo dalla morte di Jim Morrison, quasi tre anni da quella di Lou Reed e appena 5 mesi da quella di David Bowie. E lui, protagonista nel ruolo di se stesso nell'affettuoso omaggio di Jim Jarmusch in Gimme Danger fuori concorso, lo sa benissimo.
«Ho visto il film per la prima volta stanotte: tutta la mia vita è passata davanti ai miei occhi e ho detto “Jesus ho combinato tutto questo?”», dice. E il confronto con il passato è , a maggior ragione per chi ha avuto una vita pazzesca come la sua, il tema: «Ora non voglio essere cool, non voglio essere alternativo, non voglio essere punk rock, voglio solo essere» aggiunge questo arzillo vecchietto che in combine con The Stooges è stato seminale (parola cool) per decine di band, i Sex Pistols una per tutte. Come è rimasto in vita dopo tutti quei mix di stupefacenti che sono stati il suo pane quotidiano è la classica inevitabile domanda ad un tipo così, sopravvissuto al mito ma anche all'Lsd. L'avrà sentita decine di volte, ormai ha affinato la risposta: «Avevo sviluppato anticorpi micidiali». Nel film, che ha una quantità di clip d'epoca che sono veramente un patrimonio incredibile - «non è roba mia, l'ha cercata la produzione ovunque, specie tra i collezionisti, tra i fan, io non ho conservato niente, i miei ricordi sono solo foto bellissime di mia madre» - le droghe si vedono tutte e non ne manca neppure il metadone che beveva per disintossicarsi dall'eroina, era il 1971 e voleva essere pulito per andare a Londra dove un certo Bowie lo voleva conoscere per collaborare insieme. E adesso si droga ancora? «La mia droga oggi è il buon vino e la polvere bianca è zucchero» dice sventolando una bottiglietta d'acqua. Ad un certo punto Iggy quasi si commuove - sarebbe stata una notizia vera, le lacrime dell'Iguana che ha fatto dei concerti rock una sessione live di anarchia - . È stato quando racconta dell'emozione provata guardando nel film le mosse iniziali del giovane batterista dell'Università del Michigan, il camper che i genitori gli avevano concesso per vivere esercitandosi con gli strumenti e vedendo quei primi passi con The Stooges e quando ha citato le sue ispirazioni, gli Mc5 e Velvet Underground, lo scatenato Jim Morrison del quale prenderà ad imitare i famosi esagerati voli dal palco.