Il Cammino dei Briganti e altri itinerari

Tutti i percorsi nel verde dell’Abruzzo che combinano radici culturali e natura
Da teatro della sanguinosa guerriglia dei briganti contro l'esercito regolare e le Guardie nazionali, dopo l'Unità d'Italia, a importante risorsa dell'economia del territorio.
Due anni fa, su iniziativa del Comune di Sante Marie, cui hanno aderito i Comuni di Tagliacozzo, Magliano dei Marsi, Scurcola Marsicana e Massa d'Albe, nasceva il Cammino dei Briganti, un itinerario escursionistico di oltre 100 chilometri, da percorrere in una settimana, sulle orme della Banda di Cartore, che operava tra Val de' Varri, la Valle del Salto e le pendici del Monte Velino. Uno dei maggiori problemi che il governo post-unitario si è trovato ad affrontare fu quello del brigantaggio. Un fenomeno che affondava le radici nelle secolari condizioni di miseria delle popolazioni meridionali. Dallo Stato italiano i contadini, che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione, si aspettavano la riforma agraria. Le risposte invece furono la pena di morte per chi occupava le terre, l'istituzione del servizio militare obbligatorio, l'introduzione di nuove tasse, tra cui la famigerata tassa sul macinato, e l'abolizione del diritto d'uso delle terre demaniali. Provvedimenti che generarono una profonda ostilità verso il nuovo governo, spingendo contadini, pastori, renitenti alla leva a unirsi agli sbandati del disciolto esercito borbonico e a organizzarsi in bande dedite a razzie, estorsioni, sequestri di possidenti per chiederne il riscatto, agguati a reparti isolati dell'esercito.
LA VENDITA DEI TERRENI
DEMANIALI
Il governo invece di adottare misure che ne rimuovessero le cause, represse nel sangue il brigantaggio, impiegando l'esercito e approvando una legge, che porta il nome dell'aquilano Giuseppe Pica, con cui venivano istituiti i tribunali militari e autorizzate le fucilazioni sommarie. Nella Marsica, i ripari offerti dal territorio montuoso e dal confine con lo Stato pontificio, in attrito con l'Italia unitaria, fecero sì che il brigantaggio continuasse ad essere attivo fino al 1870. Uno solo dei provvedimenti iniziati dal nuovo governo tendeva a migliorare le condizioni dei contadini: la vendita dei terreni demaniali dell'ex regno borbonico e quelli confiscati agli ordini religiosi soppressi.
L'intento era quello di creare una classe di contadini proprietari. Il risultato però fu assai diverso da quello sperato. La miseria dei contadini, infatti, impediva loro di acquistare queste terre, le quali finivano in massima parte in mano alla borghesia liberale, favorita dal governo e padrona delle amministrazioni locali. Solo l'istituzione di un credito agrario avrebbe reso possibile una classe di agricoltori proprietari. Ma ciò non avvenne. Così il processo di privatizzazione dei demani comunali nel Meridione si concluse a vantaggio dei "galantuomini", lasciando un immenso strascico di risentimenti e di odi. Al turista, che volesse percorrerlo, il Cammino dei Briganti - che si snoda tra paesi medievali e natura selvaggia - oltre a garantirgli una settimana di vacanza che difficilmente potrà dimenticare, dà anche l'opportunità di approfondire la conoscenza del brigantaggio post-unitario, che non fu un semplice fenomeno di delinquenza comune, ma «la protesta selvaggia e brutale della miseria contro antiche e secolari ingiustizie», come si legge nella relazione della commissione parlamentare d'inchiesta del 1863, presieduta da Giuseppe Massari Poiché i problemi all'origine del brigantaggio non furono risolti, negli anni successivi tanta gente del Meridione, per sfuggire alla miseria, dovette emigrare.
LA CARTA VINCENTE
La carta giocata dai comuni della Marsica occidentale per rilanciare il turismo si è rivelata vincente. Come dimostra il numero di turisti (intorno ai 4.000) provenienti da tutta Italia e anche dall'estero, che in questi due anni hanno voluto "seguire le orme" dei briganti. In questi giorni c'è da registrare, tra gli altri, la presenza di un nutrito gruppo di finlandesi. Una manna dal cielo per l'economia del territorio. Poiché iniziative analoghe a quella dei 5 comuni marsicani sono state promosse anche da altri comuni abruzzesi, la Regione, su proposta del presidente della Commissione agricoltura e turismo, Lorenzo Berardinetti, ha approvato una legge per il «riconoscimento, la valorizzazione e la promozione dei cammini abruzzesi». Legge già in vigore dal 2 dicembre. Per una sua corretta applicazione, è stata istituita un'apposita commissione tecnica.
L’ATLANTE
Perché un "Cammino" venga riconosciuto, occorre che se ne indichi la tipologia, il tracciato cartografato e l'ente che lo gestisce. La Regione potrà disporre così di quello che è stato definito "L'atlante dei cammini abruzzesi". «L'approvazione di questa legge», rileva Berardinetti, «è motivo di grande orgoglio, non solo per noi che ci abbiamo creduto e lavorato, ma per l'intero territorio abruzzese che vanta la presenza di percorsi di riconosciuta rilevanza storico-culturale e paesaggistica. Con essa la Regione mira a favorire lo sviluppo di un turismo eco-sostenibile, volto alla scoperta di percorsi e luoghi suggestivi, fuori dalle rotte tipiche del turismo di massa, rendendo attrattivi tanti territori immeritatamente definiti "minori"». «La legge sui Cammini», sottolinea il presidente della Commissione agricoltura e turismo, «è un ulteriore tassello che si aggiunge alla strategia complessiva che sto portando avanti con norme specifiche tese al rilancio del turismo, incoraggiando e favorendo lo sviluppo economico dei nostri borghi e delle nostre montagne».
LA CONVENZIONE EUROPEA
DEI PAESAGGI
In Abruzzo, oltre a quello dei Briganti, sono nati tanti altri "Cammini". Tra essi i più rilevati sono: la Via dei Marsi, itinerario ambientale, storico, culturale, religioso e turistico-sportivo, che per la qualità offerta, in sintonia con i principi della Convenzione europea del paesaggio, ha ricevuto dei prestigiosi riconoscimenti da parte dell'Ue; il Cammino di San Tommaso, un lungo percorso interregionale, da Roma a Ortona, di circa 316 chilometri, che attraversa il cuore dell’Abruzzo più autentico, esaltando le eccellenze paesaggistiche di cui è ricca la regione e i luoghi della fede, quali chiese, eremi e abbazie; il Cammino di Francesco e Tommaso, percorso di 230 chilometri caratterizzato da 25 tappe, che lega Umbria, Lazio e Abruzzo: l'itinerario non è solo un pellegrinaggio religioso e spirituale tra monasteri, chiese e grotte sacre, luoghi simbolo della spiritualità, ma un vero e proprio viaggio per avvicinarsi alla natura e a quei borghi antichi che ancora oggi conservano inalterata la loro bellezza.
DA ROMA A MANOPPELLO
E ancora: il Cammino del Perdono, tragitto che si snoda per un totale di 230 chilometri, percorrendo i luoghi più suggestivi della vita di Celestino V, come Palena, Badia Morronese, Sulmona, Castelvecchio Subequo, Fontecchio, San Lorenzo di Beffi e naturalmente l’Aquila; il Cammino del Volto Santo, un percorso storico e spirituale di oltre 300 chilometri, che si snoda fra Lazio e Abruzzo, sul tracciato dell’antica Tiburtina Valeria, tra parchi naturali e borghi medievali, partendo da Piazza San Pietro in Vaticano per giungere alla Basilica del Volto Santo di Manoppello. Un "Cammino", che ripercorrendo le orme del primo pellegrino, che nel 1506 portò da Roma in Abruzzo il velo della Veronica, permette di conoscere non solo alcune delle più straordinarie bellezze naturali del Centro Italia, ma anche di scoprirne la storia, a partire dalle comunità italiche, romane e medievali che hanno dato un contributo importantissimo alla cultura e alla spiritualità del nostro Paese.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

