Il cantante Danilo Sacco: con i Nomadi gli anni più belli

Dopo la morte di Daolio è stato la voce della band per 18 anni, è di casa a Capistrello Il 3 giugno scorso tra i protagonisti sul palco al concerto-evento di Novellara
CAPISTRELLO. «Ho atteso qualche giorno prima di esprimere le mie emozioni. A caldo si dicono molte cose ma ora mi accorgo che a freddo l'emozione di quel giorno è più che mai viva e pulsante dentro il mio corpaccione... Forse io stesso non mi sono reso conto di quanto sia stato felice». A parlare è Danilo Sacco, la cui impronta vocale si è resa identitaria nella storia dei Nomadi, un gruppo in ogni caso indissolubilmente legato al timbro leggendario del fondatore Augusto Daolio, scomparso nel 1992. La band di Novellara, che Sacco ha raggiunto per il concerto evento di sabato 3 giugno per i sessant’anni di carriera, ha chiamato a raccolta i fan proprio nella piazza principale del comune di 13mila abitanti della provincia di Reggio Emilia. Un concerto celebrativo accompagnato anche da una mostra dedicata a Daolio per raccontare l'esordio della band e la vita del cantante, peraltro pittore e scultore autodidatta. In teatro la presentazione del libro Una voglia di ballare che faceva luce, scritto da Beppe Carletti con Gianluca Morozzi. Nel cortile della Rocca, una mostra dedicata alle iniziative benefiche dei Nomadi fan club d’Italia.
Al concerto serale, che ha permesso anche una raccolta fondi a sostegno della famiglia del manager Giovanni Tosatto, da poco scomparso, ha partecipato anche Paolo Belli che ha cantato Un pugno di sabbia. Sacco, invece, ha cantato Stagioni, Senza patria e La mia terra, prima del finale tutti insieme con Io Vagabondo.
«Non potevo avere un compleanno migliore», scrive Sacco - nato il 6 giugno - spesso di base a Capistrello, paese della compagna che gli ha dato la cittadinanza onoraria. «Rivedere i miei compagni, Beppe, Cico, Daniele, Sergio, Massimo e Yuri.. cantare con loro. A distanza di giorni, capire l'amore e percepire la condivisione oltre ogni cosa possibile. Ringrazio tutti coloro che mi hanno regalato questo onore».
Sacco, la sua voce ha segnato un periodo importante dei Nomadi, dal 1993 al 2011. Che effetto fa tornare a riprendersi un ruolo in una storia così lunga?
Un'esperienza che non potrò mai più cancellare dalla mia anima, marchiata a fuoco con le lacrime e le sensazioni di quel momento. Sentire le voci di chi c'era non ha prezzo. Non sentire le voci di chi non ha approvato non ha ugualmente prezzo. Io, umilmente, so soltanto che questa è stata una delle tre serate più belle e totalizzanti della mia vita. Il tempo si è fermato. Il tempo, in quel momento eravamo noi.
Ha nostalgia di quei vent'anni?
Beh, sicuramente hanno segnato una parte importante della mia carriera e della mia vita. Ricordi indelebili in studio e sulla strada che nulla può cancellare.
A proposito di strada, il suo tour 2023 continua ad arricchirsi di date.
Sì, e questo mi rende felice. Abbiamo vari concerti in Calabria, così come in altre località del Centro-sud. Confermati anche degli appuntamenti in Abruzzo: venerdì 4 agosto a Pizzoferrato e martedì 8 a Castiglione Messer Raimondo.
A proposito di Abruzzo, nell'Aquilano ha base il gruppo Anima Nomade, tra le cover band ufficiali, con musicisti come il batterista Giuseppe Del Pinto, il tastierista Antonio Cicconi, il bassista Danilo Ciccarella, il chitarrista Alessandro Agostinelli e Fabio Frutti voce e ritmica. Anni fa si ritrovò a cantare con loro in un'iniziativa benefica al Ridotto del Teatro comunale del capoluogo: cosa ricorda di quella serata?
Sicuramente l'affiatamento tra di loro, un gruppo di amici ancora prima di qualsiasi altra cosa. Dico questo senza sminuire le loro qualità da musicisti. Ma mi ha colpito la loro intesa e la loro spontaneità. Ricordo di aver riso parecchio quella sera e questo succede solo quando si ha a che fare con una band che sta bene insieme, sopra e sotto il palco. Come eravamo noi Nomadi.
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