Il Castello di Pescara nel documentario Decumano Maximo

26 Marzo 2019

Il regista Alessio Consorte gira un film sulle origini della città e scopre l’antica porta del mare in una cartina del 1525

PESCARA. Arriverà nelle sale abruzzesi in autunno “Decumano Maximo”, il nuovo progetto del regista abruzzese Alessio Consorte. Dopo “Il Traghettatore”, racconto sulla città di Pescara fatto dai pescaresi, Alessio Consorte, 39 anni, pescarese, ricostruisce ora il passaggio delle milizie di epoca romana nel territorio abruzzese.
«“Decumano Maximo” è un docu-film che si basa sulla raccolta di immagini, reperti e testimonianze, frutto di un attento lavoro di ricerca archeologica», spiega il regista. «Nel corso delle lunghissime ricerche che sto conducendo in tutto l’Abruzzo e nelle regioni confinanti, mi sono imbattuto in una raffigurazione della città di Pescara, un tempo Aternum o Ostia Aterni, che ho scoperto sull’antica mappa del capitano navale ottomano Piri Reis, risalente al 1525, in cui si legge benissimo la dicitura in arabo Castello di Pescara. Si nota la Porta a Mare, più volte citata come porta d’ingresso dell’Abruzzo, ma mai concretamente geolocalizzata. In effetti, è chiaro che Aternum fosse la porta per accedere tramite il fiume Pescara all’interno dell’Abruzzo. In epoca italico-romana sicuramente si poteva navigare fino a San Clemente a Casauria».
Pescara, dunque, ancora al centro del lavoro di Consorte. «L’ho chiamato “Decumano Maximo”», prosegue Consorte, «perché si va alla riscoperta delle antiche strade tracciate dai popoli italici e dai romani. Partendo da Roma si arriva alla città di Aternum. In questo percorso alla riscoperta di città e strade, si raccontano le vicende dei popoli italici e dei romani. Una storia veramente affascinante, che si avvale della consulenza di archeologi. Un ringraziamento va alla dottoressa Rosaria Mencarelli della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo e alla dottoressa Lucia Arbace del Polo Museale dell’Abruzzo. Un ringraziamento va fatto anche a Luciano Diletti di Sos Metal».
«Il docu-film», spiega ancora il regista, «è girato tra l’Abruzzo, Roma e le regioni al confine. I luoghi più belli e rupestri del territorio abruzzese, dove si hanno evidenti tracce di insediamenti dell’Impero Romano, rappresentano un set naturale».
Appena terminato il lavoro sul Traghettatore, proiettato per la prima volta nell’ottobre del 2015, il regista comincia a interessarsi del percorso tracciato dall’antica via consolare Tiburtina Valeria.
«Ho fatto delle ricerche che inizialmente avevano dato esito positivo, ma poi in realtà ho capito che la viabilità era abbastanza anomala rispetto a quella moderna», racconta Consorte. «Quindi sono ripartito da Roma, dalla Porta Tiburtina, facendo il percorso al contrario. Sono arrivato a fare anche mille chilometri in un solo giorno, in macchina, più di una volta. Decumano Maximo andrà a raccontare un aspetto del territorio mai raccontato prima, ci saranno grandi sorprese e rivelazioni del tutto inedite».
È un “viaggio nel tempo”, quello proposto da Alessio Consorte, «alla ricerca degli antichi lastricati e dei sentieri stratificati, percorsi dalle truppe di Giulio Cesare, per ridisegnare la mappatura dei vari insediamenti e delle tante dominazioni che hanno interessato l’Abruzzo».
«Fusioni di popoli e mutazioni paesaggistiche che hanno cambiato il volto di questa regione e dei suoi abitanti», aggiunge Alessio Consorte. «Il coinvolgimento di studiosi e ricercatori assume un’importanza fondamentale». Il regista, infine, dà un’ulteriore anticipazione sul suo film documentario.
«In base alle ricerche svolte, notizie verificate e approfondite», conclude Alessio Consore, «vedremo che Annibale è passato tra Pescara e Spoltore. Pescara non è una città senza storia».
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