Il «cocciamatta» parla tedesco e va in scena

“Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” tradotto in Germania. “L’ultima notte” del protagonista al Marrucino di Chieti
CHIETI. Liborio ha mille vite. Il suo «flusso parlato – che non è né italiano, né dialetto, ma un fiume di gergalismi, dialettismi, parole fantasiose, anche di origine medievale», come ha definito il linguaggio della sua sfortunata creatura lo scrittore lancianese Remo Rapino – dopo aver varcato i confini della sua terra d’Abruzzo se ne va verso il Nord Europa E intanto continuano le trasposizioni per il palcoscenico.
Del romanzo edito dalla Minimum Fax “Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” è stata da poco messa in commercio anche una traduzione in tedesco, curata da Walter Kögler. Da fine aprile è in distribuzione con il titolo “Das Wundersame Leben des Liborio Bonfiglio”, pubblicata dalla Kein & Aber, casa editrice con sede a Zurigo, che ha nel suo catalogo, tra gli altri, scrittori come Woody Allen, l’autore di “Colazione da Tiffany” Truman Capote o Arthur Conan Doyle, il drammaturgo scozzese che ideò il personaggio di Sherlock Holmes. Della storia di Liborio la Kein & Aber ha prodotto anche un audiolibro, settore nel quale l’editore è molto attivo, e si è aggiudicato due volte il Deutsche Hörbuchpreis, il Premio dell’audiolibro tedesco.
Una operazione di grande interesse culturale, una internazionalizzazione della “lingua” e della storia “minore” abruzzese che l’autore in qualche modo aveva “visto”: «Un linguaggio della ragione che osserva e del cuore che sente. Il glossario è un gioco finale, ma il lettore, anche in aree geografiche lontane, comprende il senso ultimo di quel parlare strologando balbuzie», si legge in una delle interviste al premio Campiello 2020.
E poi il teatro. L’ultima, in ordine di tempo, drammatizzazione della vita del «cocciamatta» arriva in prima nazionale al teatro Marrucino di Chieti, sabato 7 maggio, ore 21, e in pomeridiana domenica 8 maggio, ore 17.30. Si intitola “L’ultima notte di Bonfiglio Liborio” lo spettacolo di Davide Cavuti tratto dal romanzo di Rapino. Protagonista l’attore napoletano Pino Ammendola. Accanto a lui l’attore abruzzese Alessandro Blasioli, con la partecipazione straordinaria di Remo Rapino, del tenore Piero Mazzocchetti e del trombettista Berardo Lannutti, musiche originali del maestro e regista francavillese Cavuti, scenografia di Emanuele D’Ancona, collaborazione organizzativa e foto di Pietro Nissi. Una produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo, in collaborazione con MuTeArt.
«Pure io lo so», si legge nel libro, «e sempre ci penso, notte e giorno, d’inverno e d’estate, ogni giorno che il Padreterno fa nascere e morire, con la luce e con lo scuro, ci penso, che c’ho sempre pensato per vedere di capire a come mai sta coccia mia da quasi normale s’è fatta na cocciamatta, tutta na matassa sgarbugliata fuori di cervello». E parte da questa pagina Cavuti per spiegare l’idea dello spettacolo: «Dopo aver letto il meraviglioso libro “Vita, Morte e Miracoli di Bonfiglio Liborio” e firmato la musica originale del documentario “Gli occhi di Liborio” ho voluto realizzare questo spettacolo per raccontare la vicenda umana di Bonfiglio Liborio. Con questo spettacolo si completa il viaggio artistico attraverso i grandi testi degli autori senza tempo», aggiunge il a compositore e regista, finalista ai Nastri d’argento 2022 con il film biografico “Un marziano di nome Ennio” ispirato alla vita di Ennio Flaiano, che seguiva i biopic sul compositore francavillese Alessandro Cicognini e sul poeta sulmonese Ovidio, e gli spettacoli “Quaderni siloniani”, da Ignazio Silone, con Arnoldo Foà e “Alla festa della rivoluzione” da Gabriele D’Annunzio, con Giorgio Albertazzi e Michele Placido. Domenica 8, alle ore 12. si terrà un incontro con l’intera compagnia, nel Foyer del Marrucino.
