Il Corno Grande tetto degli Appennini

In cima al Gran Sasso dove tutte le vette intorno si inchinano
Il Corno Grande (2912m), la vetta più alta degli appennini, è un trasformista: appare diverso, tanto diverso a seconda del punto di osservazione. Dall’Aquila o da Teramo, da Campo Imperatore o dal Rifugio Franchetti, dal Terminillo o dalla Majella, dal Parco Nazionale o dal mare. Vi stupirà sempre: sarà bianco d’inverno e in alcuni pomeriggi di fine estate, sarà rosa al tramonto, rabbuiato all’arrivo delle perturbazioni, fumante quando il bel tempo è in arrivo. È stupendo, non c’è che dire. Immaginate come può essere quando vi troverete in cima! Ci sono stata un sacco di volte: è sempre attraente, seducente, irresistibile. Può essere, ventoso, faticoso, freddo, affollato, caldissimo, simpatico, austero, nuvoloso, accogliente. Insomma un vero Imperatore e tutte le vette intorno si inchinano, tranne il Monte Amaro della Majella che sembra essere la sua sposa Imperatrice.
Da dove ci si arriva? C’è solo l’imbarazzo della scelta per chi è escursionista esperto: da Campo Imperatore per la via normale, la direttissima o per le creste, da Prati di Tivo per la sella dei due Corni (uno dei posti più belli al mondo) e il Passo del Cannone. In tutti i casi vedrete e/o sfiorerete il ghiacciaio del Calderone, i pinnacoli della vetta Centrale, Orientale e dei vari Torrioni, il Corno Piccolo.
Saliamo per la via “normale” o meglio la “via estiva”, sentiero 103.
Si parte dal piazzale antistante l’arrivo della funivia a Campo Imperatore e si va verso la Sella di Monte Aquila costeggiando l’Osservatorio: in circa 45 minuti si è a 2335m a guardare la meta, campo Pericoli e la corona di monti tutti intorno. Dalla sella il percorso diviene, per il secondo tratto, una passeggiata sullo splendido altopiano dove si sfiora il bivio per il Rifugio Garibaldi. Su di noi, possente, la vetta. Ora si sale alla sella del Brecciaio sassosa e ripida. Dalla sella (2500m circa) in poi, ci troviamo sulla parete nord del Corno Grande (sconsigliata in inverno con la neve) e superiamo la bellissima conca deli Invalidi con vedute favolose sul Corno Piccolo e il teramano, il Lago di Campotosto e, nelle giornate più limpide, anche il Mar Tirreno. Si continua a salire su sassi e si arriva in un canalino roccioso ripido ma non esposto, al termine del quale affacciandosi in basso verso est si potrà ammirare il Rifugio Franchetti e tutte le guglie del Corno Piccolo. Lo si supera e si continua a salire su roccia (ci si può aiutare con le mani) fino ad arrivare in corrispondenza dell’affaccio sul ghiacciaio del Calderone, bellissimo ( 2 ore e mezza circa dalla partenza).
Se siete arrivati fino a questo punto ora siete sulla cresta più bella, sulle rocce più possenti, sul panorama che avevate sognato. Non distraetevi, siete quasi in vetta. Un ultimo sforzo e vi affaccerete finalmente anche verso sud e vedrete il punto di partenza, il Velino e il Sirente; ancora uno sforzo: ecco la croce di vetta (3 ore dalla partenza). Verso est il nostro piccolo Tibet, le montagne del Centenario, la Majella e tutto il mondo. Contate i paesi, le città, le strade, le cime, le vallate, i laghi, i fiumi e i mari. Poi riscendete, prudentemente, per la stessa via.
Ogni tanto voltatevi a guardarlo.
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