Il Coronavirus e la lunga storia degli apocalittici

L’attesa della fine dei tempi e di un nuovo mondo depurato da tutte le storture del presente
«Il mondo della natura è scritto in caratteri matematici». Può sorprendere che, cinque secoli dopo le parole di Galileo Galilei e l’abbrivo della rivoluzione scientifica, nel mondo disincantato vi sia chi, come Melvin Sandelin, giovane predicatore con quasi centomila followers, vaticini così: «Siamo vicini all’incontro con Gesù perché siamo vicini alla fine dei tempi», oppure «Il coronavirus di Wuhan è solo uno degli esempi che la profezia della fine dei tempi si sta avverando», e ancora «Questa epidemia doveva scoppiare, l’ha predetta Dio, ed è il segno che Gesù sta per arrivare».
Il santone Paul Dhinkaran, sedicente profeta di Dio, prima rivendica d’averci avvisato di questa pandemia e poi rassicura il suo mezzo milione di seguaci, garantendo egli stesso, noblesse oblige, che l’arrivo di Dio «riporterà la gioia dopo l’epidemia». Per il pastore statunitense Rick Wiles, il coronavirus è «l’angelo della morte mandato da Dio» contro la Cina, ostaggio di «un governo comunista senza Dio che perseguita i cristiani». La soluzione offerta candidamente a Xi Jinping e ai Cinesi suona così: «Fa’ la cosa giusta, lasciate che Gesù entri nelle vostre case e l’epidemia finirà».
Invero, ascendendo alla cima del Monte Ventoso e mirando il corso della Storia, vediamo affiorare e interrarsi una moltitudine di fiumi carsici, che irrigano oppure inaridiscono l’humus degli eventi, preparando le grandi svolte della storia. Pulsioni collettive che hanno radici profonde nella natura umana e che scuotono il volgere della civiltà. Da una tale prospettiva, le grottesche voci funeste dei nunzi dell’apocalisse ci appaiono subito in compagnia. Fra i fiumi carsici della Storia c’è infatti l’attesa della fine del mondo, sulle cui macerie sorgerebbe un mondo tutto nuovo, rigenerato e purificato, l’avvento di un Millennio depurato da tutte le storture dell’eone presente, regno del Male. Di questo fiume carsico - millenarismo o chiliasmo – giungono tracce fino a noi a partire dai profeti d’Israele dell’VIII secolo a.C. .
Apokalypsis è la «rivelazione» del giudizio finale e l’avvento divino attraverso una palingenesi destinata a risparmiare chi abbia fede nella divinità, erede del mondo nuovo. Nel suo capolavoro “I fanatici dell’Apocalisse”, il sociologo inglese Norman Cohn - che lavorò durante il secondo conflitto alla decrittazione di Enigma - espone in modo dettagliato e minuzioso la vasta fenomenologia di movimenti millenaristici, eresie del Cristianesimo, che si sono sviluppati nel centro Europa tra la fine del XI e la prima metà del XVI secolo. Il chiliasmo è anche – osserva Cohn - il comune denominatore fra le agitazioni popolari che hanno scosso l’Occidente nel tardo Medioevo e i due grandi movimenti totalitari dei nostri giorni, comunismo e nazismo, il cui obiettivo dichiarato è stato di distruggere la società presente e instaurare una società nuova, radicalmente altra e giusta, meta finale della storia.
Fenomeni di millenarismo riemergono più facilmente durante processi traumatici di trasformazione e di crisi poiché offrono una speranza di riscatto e una riserva di significato a individui e collettività smarrite. È l’anomia sociale e valoriale ad alimentarli – chiarisce Cohn – piuttosto che la semplice miseria materiale. Trasformazioni e crisi presenti sono giustificate dal paradigma chiliastico secondo il semplice schema «sventura, poi salvezza»: la fine è preceduta da una successione di eventi catastrofici nei quali riconoscere le doglie del parto di un mondo nuovo. «A più riprese», scrive Cohn, «si constata che un’esplosione di chiliasmo rivoluzionario avveniva su uno sfondo catastrofico» e infatti «la più forte ondata di eccitazione chiliastica, che scosse l’intera società, fu provocata dal più esteso disastro naturale del Medioevo, la peste nera». Nel mondo disincantato, il coro dei predicatori dell’Apocalisse ci ricorda che l’esperienza della modernità non ha estirpato dal cuore degli uomini la sete di senso che solo l’assoluto può placare. Priva di centro, liquida e anomica nei valori, la nostra civiltà si espone al millenarismo, fideistico oppure immanentizzato, come nel caso delle teologie politiche novecentesche. Un furore pantoclastico e fatale distruggerà questo mondo perverso e infelice, finché al suo posto ne sorgerà uno nuovo, emendato dai vecchi mali. Dopotutto, scrisse Durkheim: «Non possiamo sfuggire all’idea che i nostri sforzi siano destinati, in fondo, a perdersi in quel nulla dove dovremmo finire. Ma l’annullamento ci terrorizza, e in tali condizioni non sapremmo dove trovare il coraggio di vivere, di agire, di lottare, giacché di tanta fatica nulla deve restare». L’attesa del Millennio è soltanto uno dei luoghi dove ripararsi da quel terrore.
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