“Il dittico è aperto”, incontro d’arte e amicizia

Piunti e il pescarese Chiola al Museo Michetti di Francavilla dialogano tra scintille dell’inconscio, anime lievi e corpi liberi
FRANCAVILLA. I volti e le forme, moltitudini nella complessità dell’esistenza nei quadri di Giorgio Piunti, ascolano di origine. Gli appunti dell’anima, forse del mondo, nella ricerca verso il nuovo di Domenico Chiola, pescarese. Due architetti, compagni di studio, amici , la comune sensibilità per l’arte visiva che diventa esperienza artistica agìta, ognuno seguendo la personale ispirazione, in piena libertà.
“Il dittico è aperto” è la doppia e cospicua mostra organizzata dai due professionisti negli spazi del Museo Michetti di Francavilla dal 18 al 29 gennaio prossimo, vernissage sabato alle ore 18 con introduzione critica di Rossella Frollà. In esposizione complessivamente una ottantina di lavori, articolati in due individuali sezioni , realizzati dagli anni '70 a oggi.
Una sorta di retrospettiva ma in vita, ammiccano gli autori. Il dittico del titolo, raccontano, è un espresso rimando al portaimmagini liturgico utilizzato nell’antichità, una coppia di tavolette generalmente di legno, ripiegabili l’una sull’altra e svelate all’occhio dei fedeli durante la funzione religiosa. Un modo di celebrare la reciproca amicizia e l’interesse costante per l’arte con il piacere di condividere con gli altri. «L’arte è un’emozione complessiva che coinvolge natura e istinto, razionale e irrazionale», dichiara Piunti. Della sua arte la psicologa Frollà scrive : «Ogni opera imprigiona e sprigiona l’anima dell’autore. Ogni opera è un concetto, un’idea, una molteplicità infinita. Ogni opera è un processo di creazione a prescindere dalla sua realtà fisica e va oltre il pensiero e l’esperienza che pur l’hanno concettualizzata e concepita. Nelle opere di Giorgio Piunti i volti e le forme si librano liberamente negli spazi in un perfetto equilibrio cromatico». Della sua opera “Moltitudine” scelta per l’invito alla mostra, Frollà dice: «La via di un surrealismo dettagliato è la Moltitudine (2010), ci accompagna con le linee nere delle ferite in una stregata fascinazione che imprigiona anime e corpi lasciando libero colui che guarda dall’alto. Un pellicano che ostenta la sua libertà. Forse colui che opprime? I pochi che vincono sui molti? Resta indelebile nel quadro la fragilità che incombe sulle menti e sui volti. E non vi è sfinito risentimento, ma occhi teneri e ammansiti. Appaiono le incrinature decadenti del mondo e risplendono le lacrime, le zolle insondabili dell’inconscio ferito, la vulnerabilità dei volti. Quel che la fragilità ci dice è una indifesa inerme umanità, mitezza, precarietà. Ma la fragilità si fa esperienza umana dotata di senso in quel musetto che esce fuori dai lacci, si fa risorsa, sensibilità, linea luminosa della vita, scintilla dell’inconscio, intuizione, prossimità facile, esperienza della speranza».
Di fronte alla tecnica mista di Domenico Chiola, Frollà continua: «...tornano come vecchi quaderni di idee altri piccoli cartoncini a riprodurre con eleganza gli schizzi dell’io. Un automatismo surrealista che conserva la freschezza degli stimoli per una estenuata, luminosa ricerca oltre i confini espressivi, verso una produzione nuova. Vi è la grande volontà di esprimersi con ogni mezzo e si avverte l’influenza di Mirò (Disegno-collage, 1933), viene fuori l’urgenza di arrivare a una progressiva liberazione (723, 2015/2016). Dal nero si sfilano gli oggetti e al nero appartengono in un paesaggio orizzontalmente diviso in due parti. Il colore della terra è il tavolo su cui poggiano le cose del mondo e lo scuro è il cosmo inviolato, il desiderio che è possibilità di rendere visibile l’infinito, l’ignoto con le sue regole (482, 2010/2017). Gli oggetti volano in uno spazio fantastico dove tutto è possibile e si raggiunge l’azzurro fiabesco del cielo. Sembrano burattini che si burlano del timore collettivo dell’insondabile (234, 2017). La sperimentazione di nuove forme visive e le forti spinte propulsive verso tendenze pittoriche che non si assoggettano più a categorie e a definizioni sono espressioni di un tempo molto veloce nell’arte pittorica che racchiude tecniche e linguaggi interdipendenti. È l’arte contemporanea che si forma e si trasforma sui velocissimi cambiamenti globali».
La mostra è patrocinata dal Comune di Francavilla, orario di apertura 9-13, 16-20 con ingresso libero, lunedì chiuso.
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