Il giuoco delle parti Orsini veste i panni del cinico Leone

20 Gennaio 2015

TERAMO. Con un gigante del teatro, Umberto Orsini, e un classico pirandelliano, “Il giuoco delle parti”, riprende oggi dopo la lunga pausa delle feste la stagione teramana di prosa, allestita per il...

TERAMO. Con un gigante del teatro, Umberto Orsini, e un classico pirandelliano, “Il giuoco delle parti”, riprende oggi dopo la lunga pausa delle feste la stagione teramana di prosa, allestita per il decimo anno dalla Società Primo Riccitelli per il Comune, con la direzione artistica di Ugo Pagliai.

La pièce del premio Nobel viene rappresentata al teatro Comunale di Teramo stasera alle ore 21 e domani in doppia replica (alle ore 17 e alle 21) dalla Compagnia Orsini in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola, regia Roberto Valerio. In scena con Orsini, che interpreta il protagonista Leone Gala, Alvia Reale, Michele Di Mauro, Flavio Bonacci, Carlo De Ruggeri, Woody Neri. Tratta dalla novella del 1913 “Quando si è capito il giuoco”, la commedia in tre atti “Il giuoco delle parti”, appartenente alla seconda fase della produzione pirandelliana per la scena, quella del teatro umoristico grottesco, fu scritta nell’estate del 1918 e rappresentata per la prima volta il 6 dicembre dello stesso anno al teatro Quirino di Roma. Il Leone Gala di Umberto Orsini vive oltre il limite che la commedia ha assegnato al personaggio: in questo allestimento Leone, si legge nelle note di regia, «è più invecchiato e ossessivamente alla ricerca del suo passato, che ripercorre come uno scrittore che voglia mettere ordine alle sue bozze o cambi l'ordine delle scene, o addirittura le sopprima. Rinchiuso in una sorta di “stanza della tortura”, Leone ripercorre i fatti; ma è impossibile continuare la vita di prima, se non a patto di una lucida follia». Così, con un movimento all’indietro si svela la vicenda di un triangolo marito-moglie-amante condito di finzione borghese.

Il cinico Leone è separato amichevolmente dalla moglie Silia, della quale continua ufficialmente a essere il marito pur vivendo in un’altra abitazione, in cui coltiva le sue passioni, i libri e la cucina, aiutato da Filippo detto Socrate, domestico col quale prepara bontà e discute di filosofia. La moglie intanto continua a frequentare lo storico amante Guido Venanzi, amico di Leone. Questi, per salvare le apparenze, ogni sera passa mezz’ora a casa della moglie. Ma Silia non sopporta la fredda razionalità del marito, giungendo a desiderarne la morte. L’occasione si presenta quando quattro giovani ubriachi le recano offesa, scambiando il suo appartamento per quello di una prostituta spagnola che riceve nello stesso stabile.

Silia pretende che il marito lavi l’offesa sfidando a duello uno dei quattro, il marchesino Miglioriti, rinomato spadaccino. La donna è sicura che Leone non abbia scampo nello scontro. Questi, che non sa nulla di spade o pistole, accetta in quanto marito formale ma, avendo compreso il piano della moglie, pretende che Guido sia il primo padrino. Al dunque Leone rifiuterà di battersi e, per il diabolico giuoco delle parti da lui architettato, toccherà a Guido, padrino ma soprattutto marito effettivo di Silia, battersi e morire. Info: 0861243777, primoriccitelli.it.

©RIPRODUZIONE RISERVATA