Il maestro della neve che incantò Van Gogh

In mostra alle Scuderie del Quirinale a Roma le opere del pittore giapponese Hiroshige che ispirò gli impressionisti
Van Gogh impazziva per la sua tecnica, ne ammirava il segno, l'uso del colore, l'armonia della composizione. E lo studiava accanito, al punto da arrivare a copiarlo in due dei suoi quadri; Degas ne rivisitò il segno nelle sue ballerine, Monet ne replicò, alla sua maniera, le esotiche vedute. Incredibilmente lontano dall'Europa per geografia e cultura, il pingue Utawaga Hiroshige, «Maestro della pioggia e della neve», come lo chiamavano in patria, ha avuto forse più ancora di altri grandi esponenti dell'arte giapponese di metà Ottocento un'enorme influenza su certa parte dell'arte visiva d'Occidente, dalla ricerca dell'impressionismo fino ai fumetti e alla grafica digitale dei nostri giorni.
A celebrarne la raffinata meraviglia, arriva ora a Roma «Hiroshige. Visioni dal Giappone», una sontuosa monografica allestita alle Scuderie del Quirinale fino al 29 luglio, con alcuni pezzi rari e tanti inediti che per la prima volta escono dagli scaffali del Museum of Fine Arts di Boston, depositario di alcune tra le più importanti collezioni di maestri dell'ukiyoe, quella che veniva definita l'arte del Mondo fluttuante. Capolavori preziosi e così delicati che per esporli limitando il rischio di danni è stato necessario abbassare le luci delle sale e schermare ogni disegno con vetri anti raggi uvb.
Allestita in sette percorsi tematici e presentata al pubblico con audioguide comprese nel costo del biglietto, la mostra delle Scuderie si incentra in gran parte sulla produzione di ukiyoe, silografie policrome riprodotte in centinaia di copie e quindi destinate ad un pubblico piuttosto vasto, con disegni minuti e fitti di particolari nati per raccontare momenti di vita quotidiana e scene di lavoro, i volti degli artisti e delle cortigiane, gli abiti, le abitudini, le mode, insomma, di quella società borghese, nel senso di “cittadina”che andava prendendo peso a Edo, l'odierna Tokyo, allora capitale amministrativa e politica del Giappone così come Kyoto era la capitale imperiale. Immagini di dimensioni piuttosto contenute, grandi un pochino di più di un moderno foglio A4, la cui funzione era in qualche modo vicina a quella delle nostre cartoline con i paesaggi, le immagini dei luoghi più belli del Paese, dagli scorci delle città alle vedute di monti, mari e campagne, riprodotti anche nel variare della luce e delle stagioni.
Figlio di un samurai di basso rango, destinato a fare il pompiere, Hogusaghi scelse ancora ragazzo di rinunciare a tutto per dedicarsi all'arte degli ukiyoe. Il suo capolavoro, quello che ne consacrò la fama tra i contemporanei, è nelle Cento vedute dei luoghi celebri di Edo, di cui la mostra romana espone una collezione di altissima qualità. Ma nei due piani dell'esposizione c'è spazio per molte altre opere - in tutto sono 230- dalla collezione di disegni di pesci e fiori, ai raffinati dipinti su rotolo, dove si apprezza ancora di più la maestria del suo tratto. Il sanguigno Van Gogh, che aveva visto sia Le Cinquantatré stazioni di posta che le Cento vedute, ne fu incantato a tal punto da arrivare a cambiare persino la tavolozza dei suoi colori. (s.l.)
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