Il manuale per sopravvivere al Natale, in allegria

Ecco il pamphlet di Rossella Calabrò che, a colpi di ironia, insegna a difendersi dal delirio delle feste
A Natale è tutta una corsa, tra la folla in delirio e il traffico impazzito, per l’acquisto dei regali, per le cene aziendali e quelle per salutare gli amici, per l’albero da preparare e gli addobbi da sistemare e per le immancabili ultime cose da fare prima che finisca l'anno.
Insomma, più che in un momento di pace e serenità ci si trova invischiati in un crescendo di stress che sembra impossibile fermare. In aiuto arriva un pamphlet che, a colpi di ironia, insegna a difendersi dal delirio natalizio: “Che palle il Natale!” (Sperling&Kupfer, pp. 179, €14,90) di Rossella Calabrò, che insegna scrittura creativa, non ha mai smesso di sognare di fare la ballerina ed è autrice di libri come “Cinquanta sbavature di Gigio” e “Perché le donne sposano gli opossum?”. Grazie a una serie di «consigli per palle infrante» che arrivano dopo un’attenta, esilarante fotografia di quello che accade durante tutte le feste natalizie, fino alla Befana, diventa così più facile sopravvivere allegramente alla festa più dolce e folle dell’anno. Siete in crisi per la scelta dei regali in famiglia? Si risolve facilmente «sbagliando clamorosamente un regalo. Credetemi», dice la Calabrò, «è il segreto del successo. Rotto il ghiaccio la prima volta, si passerà alla Storia come colui, o colei, che toppa sempre i regali, e allora i Natali successivi saranno tutti in discesa».
Per chi sente l'esigenza di tonificare i muscoli intorpiditi e ingannare lo stress con un po’ di attività fisica, ma non riesce a liberarsi da cene e pranzi familiari, il suggerimento è: «Sorridete. Ridere coinvolge ben sei coppie di muscoli» elencati con i loro nomi latini, dai levator anguli oris (sollevano i lati della bocca) agli zygomaticus minor (innalzano gli zigomi). Una pratica che, in fondo, può essere utile tutto l'anno. Capitanata da un team di «esimi studiosi», veri o immaginari non si sa, la Calabrò ci mette davanti anche alle frasi fatte, gli eccessi culinari e la retorica buonista e si diletta in citazioni letterarie attingendo a libri tra cui il simbolico “Canto di Natale” di Dickens di cui è protagonista il signor Scrooge. E proprio Scrooge nel 1843 affermava – ci ricorda l'autrice del libro – «Se potessi fare a modo mio, ogni idiota che se ne va attorno con cotesto allegro Natale in bocca avrebbe a esser bollito nella propria pentola e sotterrato con uno stecco di agrifoglio nel cuore». E il Grinch, «il tizio con la faccia verde e il deretano grosso e peloso che abbiamo visto al cinema tanti anni fa», ribatte: «Sentite, io non voglio creare problemi, ma tutto l’intero periodo delle feste è stupido, stupido, stupido». Ed ecco tra le frasi più comuni che volteggiano nell’aria in questi giorni quella che produce, negli esemplari maschi, un vigoroso toccarsi delle parti basse: «Se non ci vediamo più, auguri!». Ma, «la colpa non è del Natale, il Natale non è cattivo: è solo che lo disegnano così» come dice il leitmotiv del libro. E non manca, alla fine, anche il Mantra del Natale.