Il Morrone poco noto tesoro del Gran Sasso

23 Febbraio 2020

Dal Passo delle Capannelle accompagnati dal blu dei laghi

Morrone è accrescitivo di Morra che, tra i vari significati, da un punto di vista geo-morfico sta per “macigno”. Di monti che si chiamano “Morrone” se ne incontrano molti: tra gli over 2000 dell’Appennino spicca il Morrone della Majella e quello delle Montagne della Duchessa.
Ma ce n’è un altro meno noto eppur bellissimo che si trova nel massiccio del Gran Sasso e si affaccia su vedute infinite perché collocato a cavallo tra i versanti nord-sud e est-ovest del massiccio. Questa elevazione è spostata, rispetto al crinale est del massiccio, di un chilometro verso nord, leggermente isolata e per questo costituisce un balcone naturale straordinario.
Raggiungiamo oggi il Morrone del Gran Sasso, partendo dal Passo delle Capannelle dove si scende lungo la statale 80 in direzione Teramo e, al km 26,300 sulla destra, si prende una strada a mezza costa che, con attenzione, ci porta dopo circa 4 km, all’avvio dell’escursione. Si è immersi in una bellissima faggeta e iniziamo a risalirla su un comodo sentiero (numero 113) che pian piano ci porta a 1.600 metri dove proseguiamo a sinistra (sentiero 113A).
Tra massi, muschi e chiazze di neve si arriva ad un magnifico anfiteatro: si tratta dell’affaccio nord del Monte San Franco con le sue valli dell’Inferno e Paradiso. Poco dopo pieghiamo a sinistra sul sentiero 112 che a mezza costa ci conduce al Passo del Belvedere (1.789m) il cui nome dice tutto: la veduta sul Lago di Campotosto è una delle migliori e il suo blu accecante ci accompagna sul sentiero 111, verso est. La facile camminata, con neve occorre essere attrezzati, ci dona le vette rotondeggianti della Ienca che si costeggia puntando dritto a oriente dove scorgiamo la meta: isolata dal resto del crinale principale la vetta del Morrone è un terrazzo naturale sulla Val Chiarino e la vista del monte Corvo e del Colle delle Monache che gli fa da sentinella è veramente fantastica.
La raggiungiamo attraverso il sentiero 118 (Fonte Procoio) per una sella che la divide dall’imponente e imbiancato Monte Ienca e seguiamo il sottile crinale che dopo una leggera discesa ci porta in cima (2.067 m, 2,30 ore dalla partenza). Il Lago di Campotosto fa da attore protagonista di questa messa in scena degna dei migliori sceneggiatori, ma non è da meno il Monte san Franco che da qui pare isolato dal resto della catena con le sue valli del paradiso e dell’Inferno.
Di fronte il Monte Ienca e poi tutti i colossi che sfoggiano elegantemente il cappello invernale: Corvo, Corno Grande, Pizzo di Camarda, Intermesoli si srotolano davanti ai nostri occhi imperturbabili come i modelli nelle sfilate di moda. Non siamo sazi e, nel riscendere ci andiamo a godere la vista del laghetto di Camarda ghiacciato. E poi giù, al ritorno, dopo il Belvedere in direzione nord-ovest, oltre la cresta compresa tra la Valle del Paradiso e la Valle dell’Inferno, ci appare il rifugio Antonella Panepucci Alessandri (1.700 mt), se la bandiera se è alzata vuol dire che è aperto. Lo raggiungiamo e poi di corsa nel bosco fatato a chiudere l’anello. Che bella giornata!
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