«Il nostro vino è come i casolani testardo e di cuore»

I giovani gemelli Tilli tra campagna e marketing «Castello, chiese e vigne: che bellezza!»
di Paolo Guidi
Due gemelli e un'azienda di famiglia convertita alla viticoltura. L'avventura di Pier Carmine e Sara Tilli, 29 anni, affonda le radici nell'azienda zootecnica del nonno Pietro, in contrada Ascigno, a pochi chilometri dal borgo chietino di Casoli, dove i due ragazzi sono nati e oggi continuano a vivere assieme alla loro attività. Una vita di campagna, ma legata al paese, dalla quale si sono staccati solo per gli studi. Viticoltura ed enologia ad Ascoli e Ancona per Pier Carmine (oggi delegato regionale di Coldiretti Giovane Impresa), ingegneria gestionale a Parma per Sara. E quando è venuto a mancare il nonno e Pier Carmine, spronato dal padre, ha scelto di creare un'azienda vinicola con l'impianto dei 9 ettari di vigneto, iniziato nel 2006, e la costruzione della cantina, Sara ha cominciato a fare la spola tra l'Emilia e l'Abruzzo, per aiutare il fratello nel suo sogno vitivinicolo. Oggi, produzione per lui e amministrazione e commerciale per lei, i gemelli Tilli conducono la loro piccola ma dinamica realtà, che vede affiancata la nuova produzione di vino alla storica produzione di olio, innovando dalla tradizione, come raccontano.
Com'è Casoli, visto dalla campagna e non solo?
«È sempre stato il riferimento per tutte le nostre attività, dalla scuola allo sport agli amici, anche se abbiamo vissuto sempre in campagna, infatti il rapporto con il borgo antico lo abbiamo costruito da qualche anno. Insomma ne abbiamo rivalutato la bellezza, anche perché sta rinascendo, è stato ristrutturato in gran parte, e portiamo con piacere gli ospiti della nostra cantina a fare un giro nel centro storico».
Cosa c'è da vedere?
«Nella parte antica, di tipica struttura medievale, c'è il castello con la torre che domina tutto, la chiesa di Santa Maria Maggiore e poi un corso che scende verso l'abitato a valle, con la chiesa di Santa Reparata e, sotto alla collina del paese, il lago artificiale. Gli ultimi proprietari del castello sono stati i Masciantonio, la famiglia del politico Pasquale che era stato amico di d'Annunzio. E infatti oggi nel castello, di proprietà comunale, alcune sale sono state ristrutturate per ospitare eventi e in una di queste è conservata una poesia con dedica originale del Vate».
Partecipate alla vita di paese?
«Siamo molto legati alla comunità casolana, ci conosciamo tutti, e il fatto di essere l'unica azienda vinicola installata completamente in questo territorio consolida ancora di più questo legame. Cerchiamo di essere presenti in tutte le manifestazioni e ci fa davvero piacere vedere i casolani che vengono a comprare il vino in azienda».
Cosa vi ha convinto ad impiantare dei vigneti?
«Oggi la viticoltura si sta spostando verso l'entroterra e qui a Casoli, fino agli anni '80, ogni famiglia aveva una piccola vigna per autoconsumo. Siamo a quasi 400 metri sul livello del mare, a 22 chilometri da Fossacesia e 35 da Passolanciano, le escursioni termiche giorno-notte consentono una maturazione perfetta per grappoli di grande qualità, i terreni sono argillosi ma in parte anche pietrosi, insomma tutte queste caratteristiche ci hanno convinto a piantare le nostre vigne».
Prima annata 2008. Esordite con un vino che, secondo voi, rappresenta meglio degli altri Casoli.
«Esatto, è il Montepulciano d'Abruzzo “Lupus”, che nasce nel primo appezzamento impiantato, poco più di due ettari di vigneto che guardano il borgo di Casoli. E assume così, per noi, un valore affettivo e anche storico ormai. È un vino deciso, nell'aspetto e nel corpo, e rispecchia il carattere dei casolani, gente con un grande cuore ma estremamente testarda».
Con che piatto tipico lo abbinereste?
«Certamente con il Cif e ciaf, pancetta e costatine di maiale cotte rigorosamente nella “fersora”».
Questa ed altre tipicità dove si possono provare? E dove si può alloggiare a Casoli?
«In contrada Colle Barone si può mangiare a “La civetta nel camino”, o nel borgo si può dormire al b&b “Violetta”».
Perché avete chiamato Lupus questo vino?
«Perché è un nome che lo lega al paese. C'è infatti una storia a Casoli, risalente agli anni '50, e racconta di un lupo che aveva fatto stragi di galline e, avvelenato da un contadino, era andato ad abbeverarsi e a morire in una fontana vicino casa nostra, ed è ancora conservato imbalsamato nel Comune di Casoli».
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