Il paradiso perduto del Tsa è a New York

3 Maggio 2016

Lo spettacolo “Adamo&Eva” al Bernie Wohl Center per la rassegna internazionale “In scena!”

L’AQUILA. Il Tsa (Teatro stabile d'Abruzzo) è a New York per la quarta edizione del Festival di teatro italiano “In scena!” organizzato dal Kairos Italy Theater di New York e dalla KIT Italia di Roma. Da ieri fino al 16 maggio cinque compagnie sfileranno nei teatri e nelle istituzioni dei vari distretti di New York per raccontare la scena teatrale contemporanea.

Il Tsa presenta, al The Bernie Wohl Center, la storia d'amore più antica del mondo “Adamo&Eva”, per la regia di Mauro Santopietro, con in scena Alessia Giangiuliani e Mauro Santopietro.

“Adamo&Eva” è composta da sette quadri, come sette sono i giorni in cui Dio creò il mondo, quanto il tempo che Adamo ed Eva impiegarono ad allontanarsi da Dio e dalla propria Casa, il Paradiso. In questo viaggio i protagonisti attraversano epoche e momenti cruciali della storia dell'uomo e della sua evoluzione, fino ad arrivare al contemporaneo, diventando quindi emblema di una qualsiasi coppia di oggi. Si narrano le vicende dei nostri leggendari progenitori scappati dal Paradiso per il bisogno di conquistare, di costruire, di conoscere, di amarsi.

«La ricerca di una distanza dal quotidiano e l'uso del linguaggio poetico», racconta il regista Santopietro, «nella narrazione sono i motori da cui è nato questo lavoro. Raccontare delle storie popolari lavorando sugli archètipi è divenuto per me sempre più importante. Nel voler narrare una storia d'amore ho quindi scelto di partire dal mito, quello della prima coppia, indagandone i limiti fino ad arrivare al contemporaneo. Così è nato Adamo & Eva. Un mito bistrattato, consunto, antico, distante. Ecco allora che i due protagonisti indossano abiti da sposi lisi, come consumata sembra essere l'idea della coppia oggi. Ho immaginato come il lento e inevitabile allontanamento dal primo esempio di amore, Dio, potesse chiamare sempre più in causa l'idea della solitudine, del singolo, quindi dell'inevitabile divorzio. Emblema di ciò è il lavoro fatto sulla drammaturgia dell'ultima scena, il contemporaneo, che vede intrecciarsi due linee monologiche, creando quindi un dialogo solo apparente».

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