Il popolo sognatore e ferito di Francisco Goya

28 Luglio 2019

Al Museo Universitario di Chieti esposte quaranta incisioni del ciclo “Disastri della guerra” del maestro spagnolo

Chieti. Un artista capace di dominare qualsiasi tecnica e comunque, attraverso le sue opere, testimone sicuramente fedele del proprio tempo. Esposte per la prima volta in Abruzzo quaranta incisioni originali di Francisco Goya (1746 -1828), protagonista, appunto, della mostra “La provocazione e la guerra”, allestita a Chieti, al Museo Universitario di piazza della Trinità.
Le opere fanno parte del ciclo “Disastri della guerra”, realizzato da Goya tra il 1810 e il 1820, e raffigurano episodi di barbarie ambientati nel periodo della guerra di indipendenza spagnola. «La rivoluzione francese, inizialmente accolta con entusiasmo dagli intellettuali ispanici, tra cui lo stesso Goya», spiega Cecilia Paolini, storica dell’arte dell’università La Sapienza, «venne poi percepita dalla popolazione non come la vittoria dei princìpi illuministi di libertà e uguaglianza bensì come una vera e propria invasione». Goya nelle sue incisioni realizzate attraverso varie tecniche non racconta episodi bellici ma si sofferma parecchio su soprusi e violenze gratuite comuni a tutti i conflitti in ogni angolo del mondo.
«Un’arte grafica, intrapresa in maniera seriale in una fase tarda della sua età», racconta Raffaella Morselli, docente di Storia dell’arte moderna all’università di Teramo, «che ha rappresentato per l’artista, ormai sordo da diversi anni, la possibilità di una narrazione più accessibile a tutti e in grado di dare voce alle proprie idee e ad analisi impietose della società del tempo, difficili da esprimere in un linguaggio minato dalla malattia. Per Goya, il bulino, la puntasecca, la maniera nera, l’acquaforte, le lastre, le cere, i mordenti finirono per essere un linguaggio di consolazione, attraverso il quale sfogare e mettere a nudo i propri pensieri e le delusioni personali e politiche».Il ciclo “Disastri della guerra” documenta infatti, in modo drammatico, le feroci rappresaglie dell’esercito di Napoleone e le sofferenze del popolo spagnolo, testimonianza dell’opera di un artista colto e originale che ha anticipato molte tendenze dell’arte di fine Ottocento dopo esser stato pittore di corte, amico di nobili e autorevoli committenti, molti dei quali peraltro animati da idee politiche liberali e aderenti ai principi del movimento illuminista. All’inaugurazione della mostra, accompagnata da un concerto “Chieti classica in…musica e immagini” dei maestri Giuliano Mazzoccante e Romain Garioud, erano presenti Luigi Capasso, direttore del Museo, e il mecenate Alfredo Paglione che ha messo a disposizione le opere della propria collezione. Si tratta delle incisioni “pari” di ottanta lastre che furono oggetto di una disputa tra collezionisti. Si decise, allora, di dividere il corpo delle incisioni in pari e dispari. La serie dispari andò in Spagna mentre l’altra, caratterizzata da una tecnica particolare quanto pregiata, fu appunto conservata nella collezione Paglione, ora donata al Museo Universitario. «Sempre con l’intenzione e la speranza che la bellezza, attraverso le mie donazioni, possa raggiungere il maggior numero di persone e, in particolare, i giovani abruzzesi», spiega lo stesso Paglione al quale va il ringraziamento del professor Capasso: «Siamo orgogliosi di offrire queste opere alla fruizione del pubblico, interpretando appunto lo spirito che da tempo anima Paglione. In ogni angolo d’Abruzzo, e non solo, al fine di divulgare arte e bellezza».
La mostra dedicata a Goya, quarto appuntamento con “I cicli dell’Arte”, rassegna che il Museo della “d’Annunzio” ha organizzato d’intesa con la “Fondazione Immagine” presieduta da Luciano Di Tizio, rimarrà aperta fino al 29 settembre.
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