Il presepe, spettacolo pop dalla matrice colta e artistica

23 Dicembre 2017

Il docente avezzanese Di Renzo ripercorre i significati antropologico-culturali  della tradizione della Natività: in Abruzzo tracce di rappresentazioni nel 1223

Il presepe è una forma d’arte plastica che, traendo ispirazione dalle narrazioni evangeliche, attualizza nell’ora e nell’oggi il tempo sacro delle origini dal quale si ritiene abbia avuto inizio la storia della salvezza umana. È inoltre un’adesione spontanea a una pratica di fede che rende i suoi realizzatori (soprattutto bambini) protagonisti delle più profonde verità religiose, distante da disquisizioni esegetiche o da dissertazioni teologiche.
Se il pensiero condiviso assegna al poverello di Assisi il merito di aver allestito la prima rappresentazione vivente della Natività il 24 dicembre 1223, le fonti documentarie più accreditate concordano nel sostenere che messe in scene del “natale divino” abbiano avuto luogo già in epoche anteriori al 1200 e che abbiano trovato espressione in forme di dramma teatrale approntate all’interno di chiese, oratori e conventi.
Le stesse fonti, inoltre, attestano che la tradizione del presepe abbia avuto una originaria matrice colta di tipo ecclesiastico e artistico e che solo in un secondo momento si sia diffusa verso il basso, assumendo connotazioni più marcatamente popolari. Questo processo di popolarizzazione, a partire dall’800 ha fatto sì che nelle rappresentazioni della Natività il testo evangelico e la componente sacra abbiano spesso finito con il rendersi del tutto accessori, lasciando spazio a interpretazioni profane frutto dell’invenzione e della creatività folklorica.
Il medesimo processo di popolarizzazione ha fatto poi sì che la scena natalizia si sia calata di volta in volta all’interno di contesti geografici localmente caratterizzati, riflettendone le peculiarità ambientali, gli stilemi iconografici e le tipologie dei materiali disponibili in loco: legno (Tirolo), terracotta (Campania), cartapesta (Puglia), cera (Roma), sughero (Sardegna), madreperla (Sicilia). Ma al di là delle svariate connotazioni artistiche con le quali è stato ovunque rappresentato, il presepe stimola nella fantasia l’idea di una realtà immaginaria che fa coesistere sacro e profano, passato e presente, entità viventi (umane, animali, vegetali) e materie inanimate (montagne, laghi, ruscelli, fontane, pozzi): tutto ciò senza particolari preoccupazioni di incoerenze di luogo, di spazio e di tempo.
Negli aspetti figurativi e simbolici della scena presepiale, infatti, si condensano geografie immaginarie, palinsesti storici e campionari zoologici che si conformano alle sensibilità di chi ne cura l’allestimento. Quelle stesse sensibilità che non trovano per nulla contraddittorio collocare la mangiatoia all’interno di una stalla o di una stazione ferroviaria; di una grotta o di un tempio pagano. Così come non trovano incongruente far coesistere oasi con vette innevate, scorci urbani con paesaggi rurali, carovane di cammelli con mandrie di maiali, giocatori di morra con pastori adoranti e suonatori di zampogna.
In Abruzzo la tradizione del presepe, benché non abbia mai manifestato livelli di originalità simili a quelli della scuola napoletana o romana, esprime dei trascorsi significativi che il francescano Donatangelo Lupinetti fa risalire al 1223, anno in cui il beato Agostino da Assisi avrebbe riproposto a Penne la stessa rappresentazione della natività realizzata a Greccio da san Francesco. Sempre in Abruzzo, inoltre, si è a conoscenza che a partire dal XVI secolo si sarebbe affermata una nutrita generazione di presepisti operanti a Loreto Aprutino, Atri, Campli, Palena, Vasto e Castelli.
In contesti cronologici a noi più vicini, la rivisitazione popolare della Natività oltre a dar luogo a singolari rappresentazioni rinvianti alla tecnica del tuttotondo (presepe di cartapesta di Civitella Alfedena, presepe ipogeo delle Grotte di Stiffe, presepe subacqueo di Villalago) ha dato impulso a modalità del tutto originali di commemorare la notte santa mediante rappresentazioni viventi di forte impatto emotivo e scenografico: si pensi ai presepi viventi di Rivisondoli, Cellino Attanasio, Pereto, Fara San Martino, Giulianova, Pianola. Questo fenomeno revivalistico di intensa partecipazione popolare e spettacolarizzazione visiva si caratterizza per il suo proporre come fattore di novità modalità scenico-rappresentative ricollegabili alla più antica matrice storica della pratica presepiale – la performance teatrale – che finisce così con il chiudere modernamente e retroinnovativamente il cerchio della storia.
*Docente di Storia delle tradizioni popolari e Antropologia del turismo alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma “Tor Vergata”.