Il produttore Cecchi Gori ricoverato al Gemelli

15 Febbraio 2024

L’imprenditore cinematografico da Oscar, 81 anni, in terapia intensiva per una crisi respiratoria

ROMA. Vittorio Cecchi Gori è ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma. L'imprenditore, ex politico e produttore cinematografico è ricoverato da inizio settimana per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Da parte del Policlinico il massimo riserbo, ma da indiscrezioni filtrate da persone vicine, pare che il quadro clinica sia molto serio. «Nel week end Vittorio aveva accusato dei disturbi, con battiti cardiaci molto bassi, e avevano preventivato lunedì un ricovero per accertamenti; quindi, la fortuna è stata che lui fosse già in ospedale. Tra nella notte tra lunedì e martedì, una crisi respiratoria ha costretto i medici a trasferire l'imprenditore in terapia intensiva», ha detto Angelo Perrone, amico e storico collaboratore di Cecchi Gori. «Ieri pomeriggio c'è stato qualche miglioramento, ma la situazione resta molto delicata», ha dichiarato nello studio di Storie Italiane, la trasmissione di Raiuno.
Esattamente due anni fa, a fine gennaio 2022, Vittorio Cecchi Gori era stato ricoverato, sempre al Gemelli, per una polmonite. Nato a Firenze il 27 aprile 1942, figlio del noto produttore Mario Cecchi Gori e produttore a sua volta, ha al suo attivo film come Il postino e La vita è bella di Roberto Benigni, che vinse tre Oscar: migliore colonna sonora, miglior film straniero e attore protagonista andato allo stesso Benigni. Condannato definitivamente in Cassazione a otto anni e mezzo per bancarotta fraudolenta per il fallimento della Safin Cinematografica, il produttore è agli arresti domiciliari nella casa ai Parioli dei genitori, acquistata con i ricavi del film Il sorpasso. Cresciuto sotto l'ala del padre Mario, fondatore dell'impero cinematografico, Vittorio comincia a lavorare nel gruppo dai primi anni '80, diventandone numero uno alla morte del padre nel 1993. Sono anni di trionfi al botteghino con le commedie di Francesco Nuti e Leonardo Pieraccioni, e anche di premi Oscar: L’ultimo imperatore di Bertolucci, Mediterraneo di Salvatores. Al fianco di Vittorio c'è Rita Rusic, sposata nel 1983 e che da attrice diventa produttrice di successo. Senatore col Ppi dal 1994 al 2001, Vittorio entra nell’emittenza televisiva rilevando la tv fiorentina Canale 10 nel ’93), poi Videomusic e Telemontecarlo (1995), diventando concorrente diretto di Silvio Berlusconi, di cui fino a pochi anni prima era socio in Penta Film e Telepiù. Ma soprattutto c'è la passione per il calcio, per la sua Fiorentina comprata dal padre nel 1990. La parabola comincia la discesa a fine anni '90. Prima la separazione dalla moglie, che avanzerà una richiesta di 2.000 miliardi di lire. Poi nel 2000 la cessione di Tmc a Seat-Pagine Gialle, con una operazione di scambio azionario che si rivela assai sfavorevole per lui. Quindi i guai giudiziari: il 5 luglio 2001 il produttore viene perquisito nella sua abitazione romana, dove si trova con l'allora compagna Valeria Marini, per un’inchiesta della procura di Firenze per concorso in riciclaggio: ai poliziotti che trovano cocaina nella sua cassaforte dirà che è «solo zafferano». Nell'estate del 2002 la Fiorentina fallisce per i debiti: il consiglio della Figc non la iscrive al campionato e Cecchi Gori è indagato e poi messo agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta. Abbandonati tv e calcio e crollato l'impero cinematografico, Vittorio è condannato in Cassazione nel 2006 per il crac della Fiorentina a tre anni e quattro mesi, coperti dall'indulto, e condannato a pagare oltre 19 milioni di euro di danni. Per il fallimento da 600 milioni di euro della finanziaria Finmavi, nell'ottobre 2013, la condanna in primo grado è a sette anni.
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