Il Proust di Visconti in mostra a Lucca

17 Marzo 2018

Il progetto di portare sul grande schermo “Alla ricerca del tempo perduto” rivive con i bozzetti, foto e appunti del regista

Con il Napoleone di Stanley Kubrick e il Viaggio di Mastorna di Federico Fellini, Alla ricerca del tempo perduto di Luchino Visconti compone il trio dei più grandi film mai realizzati. Alla preparazione del film tratto dall’opera di Marcel Proust che il regista milanese progettò di realizzare il Lucca Film Festival dedica una mostra che si inaugura oggi al Palazzo Ducale della città toscana e che resterà aperta fino al 21 aprile. “Alla ricerca del tempo perduto. Storia di un film mai realizzato” è il titolo dell’esposizione curata dallo scenografo Francesco Frigeri e da Alessandro Romanini. Nella sala Maria Luisa e nella Loggia dell’Ammannati di Palazzo Ducale saranno esposti oltre 40 progetti scenografici esecutivi (pronti cioè per essere trasformati in set cinematografico) e altrettanti bozzetti di costumi, oltre a un vasto apparato di documenti, che intendono raccontare il sogno di Visconti di tradurre sul grande schermo l’opera di Marcel Proust. Il progetto è frutto del lavoro degli allievi del corso di scenografia del Centro Sperimentale di Roma diretto dallo scenografo Francesco Frigeri e di quelli del corso di costume diretto da Maurizio Millenotti .
L’interesse di Visconti per Proust nasce già da bambino grazie alla passione del padre, e lo seguirà nel corso della sua formazione culturale e della sua attività registica. A metà degli anni Sessanta, Nicole Stephane acquista i diritti de la Recherche e affida in prima battuta a Ennio Flaiano (si legga l’articolo in basso) il compito di tradurla in sceneggiatura. Nel 1968 la sceneggiatura dello scrittore pescarese giunge nelle mani di Visconti che vi lavora senza sosta, anche durante le riprese di “Morte a Venezia”, dando vita a 363 pagine di sceneggiatura (per più di tre ore di film), redatta dalla sua fidata collaboratrice Suso Cecchi d’Amico. Mesi di ricerche e sopralluoghi condotti dal regista accompagnato dalla sceneggiatrice e dallo scenografo Mario Garbuglia, che hanno portato in dote innumerevoli schizzi per i costumi eseguiti dal fidato Piero Tosi e più di 400 foto scattate nei luoghi della Recherche da Claude Schwartz. Un progetto faraonico al quale si dovette rinunciare per mancanza di finanziamenti. Da questo e altri materiali (appunti, schizzi, note del regista) hanno preso spunto i curatori della mostra.
«Le opere esposte», spiegano le note di presentazione della mostra, «rendono giustizia al sogno viscontiano e al grande lavoro di documentazione e elaborazione svolto da lui e i suoi collaboratori. Evocano la compostezza e il decoro di un caffè parigino di fine ‘800 o le atmosfere rarefatte del Grand Hotel Balbec, il sibilare delle lame con cui vengono tagliate le stoffe nel negozio Jupien, il cicaleggio formale della conversazione muliebre nella villa della marchesa Sansone per farci piombare nell’acre quotidianità bellica grazie alla descrizione visuale del rifugio antiaereo nella stazione del metro Invalides».
La mostra si potrà visitare dal martedì alla domenica. L’ingresso è libero.
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