Il pubblico scalda Amadeus e Fiorello All’Ariston si ride e ci si emoziona

Lo showman travolge tutti: «Sono la vostra terza dose, ma non volevo tornare. Come Mattarella» Standing ovation (e lacrime) per i Maneskin e Berrettini, emozionati i duellanti Morandi e Ranieri
Qualcuno ha detto che il confronto tra Morandi e Ranieri a decenni dai loro mitici “scontri” a Canzonissima sarebbe stato un tuffo nel passato, nell’infanzia e la giovinezza per più di una generazione. Un po’ vero un po’ no, perché la vecchia guardia ha scelto il confronto con giovani grintosi, più che con coetanei, e ha retto alla grande.
Il sipario sul 72° Festival di Sanremo si alza puntuale alle 21: e fare gli onori di casa un commosso Amadeus. «O è l’età, dato ho quasi 60 anni, o è la presenza del pubblico: ci siete mancati tantissimo. Bentornati», ha detto il conduttore e direttore artistico dando il via alla manifestazione. Abito lungo bianco argento, una pioggia di ricami e cristalli swarovski, la scollatura senza spalline, Ornella Muti scende per la prima volta le scale dell’Ariston: è lei la co-conduttrice della prima serata. «La discesa era difficile, se vuoi però la rifaccio», dice ad Amadeus, scherzando sul mestiere di attrice pronta a tutti i ciak, che un attimo prima il direttore artistico ha celebrato e di cui ha ricordato il periodo sofferto causa Covid. «Sei stata bravissima», la rassicura lui. Della storia di Sanremo Ornella ha «un ricordo bellissimo: un festival con il mio papà, che ci ha lasciato molto presto: ci invitò a sederci tutti sul divano, a vedere Gigliola Cinquetti che cantava Non ho l’età e ad ascoltare bene, ma bene, le parole della canzone». A torso nudo, con i tatuaggi bene in vista, pantaloni di pelle nera, Achille Lauro apre la gara dei Big con la sua Domenica insieme all’Harlem Gosperl Choir. Sul finale si rovescia sul viso acqua da una conchiglia in metallo, simulando un battesimo. Già lo scorso anno aveva inserito nella sua performance elementi legati alla religione.
«Mi metto accanto a lui», scherza Amadeus, «perché in questo momento fa audience». L'emozione è contagiosa sul palco dell’Ariston. Entra Gianni Morandi, che torna a Sanremo in gara dopo 22 anni e a 10 dall’esperienza da conduttore, e mostra segni di commozione sul volto quando viene accolto da un applauso lunghissimo. «Un mito della canzone italiana» lo definisce Amadeus, introducendo l’esibizione del cantante di Monghidoro sulle note di Apri tutte le porte, scritta per lui da Jovanotti. Alla fine grida «Fantasanremo», per la felicità dei partecipanti al fantagioco dedicato al Festival. Poi è tempesta. «Sono la vostra terza dose, sono il booster dell’intrattenimento»: Fiorello entra in scena dall’esterno del teatro brandendo un termometro con cui misura la febbre agli spettatori, e fa quello che gli riesce meglio, lo scaldapubblico e ironizza sull’amico Ama stalkerizzatore che lo ha marcato stretto per riaverlo all’Ariston.
«Non ti voglio vedere più, se non al funerale. Mi ha mandato anche il figlioletto sotto casa, col freddo e la pioggia e un cartello: non abbandonare papà», e il piccolo in platea conferma sbellicandosi. «Mi sento un po’ Mattarella», afferma lo showman: «neanche lui voleva tornare, aveva fatto i suoi piani, voleva fare The Voice Senior». E chiama l’applauso per il presidente con incitazione da stadio: «Presidente presidente...». Poi Draghi: «Voleva andare lui al Quirinale, aveva già preparato il discorso di fine anno a banche unificate». Colpo ai No vax: alza il braccio, dice di sentire dolore e sottolinea: «Attenzione, è il vaccino, sono i poteri forti, è il grafene...».
Poi, da Vedrai vedrai a Disperato, da Com’è triste Venezia a Perdere l’amore, un medley di «brani tristi», orchestrati dal maestro aquilano Leonardo De Amicis e cantati a ritmo energico con la perfetta spalla Amadeus travolge l’Ariston. «La tristezza va combattuta: c’è tristezza? E uno fa buonumore. Ci sono le canzoni tristissime? E uno le canta in maniera allegra», è la ricetta dello showman, che coinvolge Stefano Coletta, direttore di Rai1, in un «bacio beneaugurante» con mascherina Ffp2 e labbra posticce, citazione dichiarata del bacio che stampò sulla bocca dell’allora direttore di Rai1 Fabrizio Del Noce. E Ciuri incassa subito i complimenti via social dei suoi amici, Jovanotti e Nicola Savino: «Fiorello è fantastico. Il più bravo del mondo», scrive Lorenzo. «Super Fiorello» posta Savino, «mi hai fatto ridere tanto, non mi abituo mai al tuo talento!». Quindi primo superospite: freschi di 4 miliardi e spiccioli di streaming i Maneskin. Vere star, elegantissimi in nero, ripropongono la portentosa “Zitti e buoni” che dalla vittoria di Sanremo 2021 li ha portati in cima al mondo. La prima standing ovation dell’Ariston è per loro. Che tornano dopo un po’, in bianco, con l’intrigante “Coraline”. E il tosto Damiano versa lacrime di emozione dopo l’ennesimo scroscio di applausi. Dal rock al melodico puro. Eccolo Massimo Ranieri, «l’artista», lo definisce Amadeus, che a Sanremo la prima volta è stato «55 anni fa», ricorda il cantante. È vaccinato Matteo Berrettini, se ne assicura Fiorello collegandosi dal suo braccio con «i poteri forti». Il tennista che fa sognare l’Italia è travolto dal calore dello showman che coinvolge la sua famiglia in platea, il papà Luca che Ciuri ritrova dopo una trentina d’anni, si erano conosciuti nei villaggi: «Era bello, biondo, fascia alla Borg sulla fronte, non c’era partita. E non parlo di tennis». «Non hai sentito il mio battito cardiaco», sorride Matteo dopo l’applauso, «grazie a tutti, questo è palcoscenico diverso per me, non ho la racchetta, non mi sento tanto a mio agio...».
