Il sacerdote: «Quella virtù capace di rendere il mondo meno freddo»

di don Claudio Tracanna * Quello che Papa Francesco considera il messaggio «più forte del Signore» è proprio la misericordia. E lo scorso 13 marzo, anniversario della sua elezione a Vescovo di Roma,...
di don Claudio Tracanna *
Quello che Papa Francesco considera il messaggio «più forte del Signore» è proprio la misericordia. E lo scorso 13 marzo, anniversario della sua elezione a Vescovo di Roma, ha sorpreso tutti annunciando l’indizione di un Anno Santo ad essa dedicato che inizierà il prossimo 8 dicembre. Il tema della misericordia divina è stato sempre il cuore del ministero e del magistero della Chiesa. Basti pensare al perdono di Assisi, al Giubileo di Bonifacio VIII e, ancor prima di questo, al grande gesto di papa Celestino V che proprio da L’Aquila con la “Perdonanza” inviò alla Chiesa e al mondo intero l’invito a riconciliarsi con quel Dio che è infinitamente misericordioso.
Proprio qualche giorno prima dell’inizio del Giubileo della Misericordia, il 30 novembre prossimo, si celebrerà anche il 35° anniversario di un importante documento, una lettera Enciclica, di San Giovanni Paolo II interamente dedicato al tema dell’amore infinito e incondizionato di Dio: “Dives in Misericordia”. Brevemente alcuni spunti tratti dall’enciclica. La Chiesa vive una vita autentica solo quando professa e proclama la misericordia. Riprendendo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, Papa Wojtyla rivolge un invito forte alla comunità ecclesiale ad essere testimone di misericordia perché è un bisogno dell’uomo di sempre ma soprattutto di oggi quello di incontrarsi con l’amore infinito e gratuito di Dio e sentirsi così radicalmente compreso nella debolezza della sua natura ferita, quindi accolto, vivificato e risuscitato a vita nuova. (DM 13). La misericordia trasforma il mondo, l’uomo e gli restituisce la dignità. La misericordia oltre ad essere l’attributo più bello di Dio è capace di restituire la dignità all’uomo che l’ha perduta. Proprio come nella parabola del figliol prodigo dove il figlio che torna dal padre non ritrova i beni che aveva sperperato ma la sua dignità di figlio amato in modo pieno, incondizionato e gratuito da suo padre. Dunque misericordia non corrisponde solamente ad uno sguardo compassionevole verso il male morale, fisico o materiale ma rivaluta, promuove e trae il bene da tutte le forme di male esistenti nel mondo e nell’uomo. (DM 6). Ricevere e usare misericordia nella reciprocità. Gesù ha insegnato che l’uomo non solo riceve e sperimenta la misericordia da Dio ma è chiamato pure a usare misericordia verso gli altri. A tal proposito un atto sarà autenticamente misericordioso solo quando, mentre si attua, si è profondamente convinti di sperimentare e ricevere misericordia da parte di coloro che a loro volta la accettano da noi. Colui che dona, infatti, viene sempre beneficato.(DM 14) Il modello. E’ Cristo crocifisso e risorto che riceve la misericordia dal Padre e la dona a tutti gli uomini salvandoli dal peccato e dalla morte. (DM 7)
E’ facile intuire dunque, nonostante i limiti dello spazio a disposizione, la sintonia di fede e di pensiero tra il pontefice polacco e quello argentino. Basti pensare alle parole del primo Angelus, il 17 marzo 2013, quando papa Bergoglio ricordò alla Chiesa e al mondo che la misericordia ha il potere di cambiare il mondo perché lo rende meno freddo e più giusto. Perché, come ricordò in un’omelia a Santa Marta, la misericordia di Dio è «una grande luce di amore e tenerezza» con cui Dio mentre perdona carezza «le nostre ferite del peccato».
*Parroco di Pizzoli
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