Il Saint Patrick’s Day: le origini della festa nata tra emigrati e birra

17 Marzo 2019

Il nome del vescovo del IV secolo d.C è sinonimo d’Irlanda  e di tutto ciò che di più festoso e positivo è associato all’isola

Chissà se a San Patrizio sarebbe piaciuto: ha passato la vita a predicare preghiera e virtù cristiane e, dopo un millennio e mezzo, in sua memoria si fa una festa chiassosa e allegra.
Quasi un carnevale, che in questi giorni va in scena in Abruzzo come un po’ in tutto il mondo, con iniziative più o meno partecipate e consolidate in ogni città e borgo. Il nome del vescovo, nato nella Britannia Romana del IV secolo dopo Cristo, è sinonimo di Irlanda e di tutto ciò che di più festoso e positivo viene associato all’isola. A partire dalla birra, quella irlandese per eccellenza, la ben nota Guinness, che un ruolo non da poco ha avuto nell’internazionalizzazione del Saint Patrick’s Day.
Le ragioni commerciali del marchio di Dublino in effetti sono state un piccolo cavallo di Troia: per i primi pub in stile irish (o presunto tale) in Italia ed Europa era il giorno ideale per spingere qualcosa di diverso ed esotico come la birra scura. Un po’ alla volta poi sono arrivati i Sanit Patrick’s di massa, i monumenti illuminati di verde e i gadget d’ogni genere, dagli immancabili trifogli ai cappelli a forma di boccale. Forse Maewyin Succat, come si chiamava alla nascita il santo, aveva intenzione di tramandare tutt’altro.
Nasce nel Nord-Ovest dell’attuale Inghilterra da una famiglia di piccoli possidenti, romanizzati, di buona cultura e già cristiani. La prima “visita” in Irlanda non è un viaggio di piacere: ci arriva perché viene rapito e lì venduto come schiavo. Dopo sei anni fugge imbarcandosi per la Gallia dove, tra Auxerre e la Provenza, completa la formazione religiosa. Inoltre viaggia in Italia, entra in contatto con la corte papale, apprezza la vita monastica e scopre la sua vocazione: cristianizzare la terra dove ha vissuto in schiavitù, ma della quale ha appreso lingua e costumi e ha apprezzato il carattere e l’indole degli abitanti.
Le prime campagne lanciate da Roma per evangelizzare celti e scoti non hanno avuto granché successo. Il nuovo vescovo, con i suoi discepoli, predica una fede pressoché sconosciuta in una terra decisamente meno urbanizzata e progredita rispetto alla vicina Britannia Romana. Scalza i druidi e trasforma le tribù in diocesi, ordina sacerdoti e fonda monasteri.
Non senza difficoltà, e comunque facendo qualche concessione alle tradizioni pagane, alla fine l’ha vinta: il cristianesimo si trasforma nel collante che unisce e identifica un popolo, e San Patrizio ne diventa il simbolo. Da qui alla feste e parate internazionali il passo però è tutt’altro che breve e, paradossalmente, deve molto alla fame e alla carestia…
Infatti inizialmente le grandi feste di San Patrizio sbocciano lontano dall’isola, grazie agli emigrati, che per un paio di secoli si contano a milioni a causa della cosiddetta “Grande carestia” di metà ’800, gli scontri religiosi tra cattolici e protestanti, le persecuzioni politiche legate all’occupazione inglese. Sorgono e proliferano comunità che restano attaccate alle proprie radici in Inghilterra, Canada, Stati Uniti: qui vedono la luce le prime celebrazioni in grande stile dell’evangelizzatore d’Irlanda come celebrazioni delle origini e delle radici.
Le parate, il verde e la birra preferibilmente scura un paio di secoli fa diventavano, per un giorno, padroni di Montréal, New York, Londra. E di qui il Saint Patrick’s Day si è preso Dublino e il resto d’Irlanda, per poi diventare una festa globale. Il 17 marzo del 461 è il giorno in cui, come attestato fonti quasi coeve, sarebbe morto San Patrizio. Di certo in Irlanda non è mai stato un giorno qualunque, ma è grossomodo a fine ’800 che prende forma il Saint Patrick’s Day che conosciamo oggi, e che negli ultimi anni, un po’ alla volta, si trasforma una grande festa popolare spalmata su più giorni con cortei, fuochi d’artificio e manifestazioni culturali.
Da qui alla globalizzazione il passo invece è breve, più o meno per lo stesso motivo per i cui Halloween ha catturato il cuore dei bambini italiani, nonostante per i loro genitori fosse una tradizione pressoché sconosciuta: semplicemente perché è una festa bella, divertente, ispirata a un Paese generalmente simpatico, che produce una birra buona e originale. Una festa del suo tempo, insomma, allegra e commerciale, che come tutte le feste in origine religiose deve fare le sue concessioni alla mondanità: del resto, come lo stesso Maewyin Succat a suo tempo dovette concedere qualcosa alle tradizioni pagane per convincere celti e scoti alla conversione.
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